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CONTRO TUTTI I FASCISMI
GLOBALIZZIAMO I DIRITTI

Era lo striscione con cui CONTROPIANI ha aperto i due cortei del 13 Maggio contro il raduno neofascista di Forza Nuova. Da quel giorno molte persone, uomini e donne, hanno ricominciato a muoversi nella dimensione pubblica della città, riempiendo strade e piazze di un flusso di saperi e di sensibilità in movimento. Quel giorno abbiamo verificato concretamente come la rete sia uno spazio all’interno del quale costruire nuove forme di comunicazione e di agire politico, uno spazio pubblico all’interno del quale progettare e realizzare obiettivi comuni.

Ci piacerebbe che per il secolo a venire fosse scritto un romanzo collettivo nel quale i campi lager per migranti fossero il ricordo di un tempo triste in cui i mari e le frontiere grondavano sangue, nel quale l’autonomia economica della donna si coniugasse con il diritto a disporre liberamente del proprio corpo, della propria vita e della propria sessualità. Nel quale alla competizione tra le imprese si opponesse il sapere collettivo e la diffusione globale dei diritti prefigurasse una forma di globalizzazione più complessa e plurale, fondata su di uno spazio pubblico di dissidenza critica sempre più aperto ed esteso:

lo spazio che la rete CONTROPIANI ha prodotto e difeso in questi mesi.

Ragionare sul blocco del vertice ha reso possibile scambiare informazioni, costruire relazioni e condividere percorsi ed esperienze passate, visioni del mondo e progetti comuni.
Abbiamo rifiutato il concetto di rappresentanza
per un’impossibilità costitutiva e strutturale: com’è possibile, infatti, pensare di rappresentare un insieme di relazioni reciprocamente e trasversalmente intrecciate?
La rete rimane un sistema complesso e variabile nel tempo e nello spazio, che si modifica sulla base delle relazioni interne ed in funzione dei rapporti con l’ambiente che gli sta attorno.
Nel progettare comune l’unica regola che la rete CONTROPIANI si è data è quella di essere luogo e nome collettivo per tutti i nodi che la compongono: non ci sono promotori ed aderenti, né portavoce ufficiali.
Abbiamo costruito le giornate di giugno attorno a tre concetti fondamentali, che rimangono gli elementi costituivi sulla base dei quali si svilupperanno le azioni che la rete ha previsto nei prossimi mesi:

SALARIO MINIMO PLANETARIO perché oltre la dimensione della produzione globale venga garantito il diritto ad un reddito dignitoso e sufficiente per tutti gli uomini e tutte le donne che, per il fatto stesso di esistere, contribuiscono alla creazione della ricchezza sociale globale.

LIBERTA’ DI MOVIMENTO PER TUTTI perché il diritto alla libera circolazione degli uomini e delle donne rientri anch’esso nella sfera dei diritti di cittadinanza e non in quella dei doveri dell’economia.

LIBERTA’ DI ACCESSO AI SAPERI con particolare attenzione ai risultati della ricerca scientifica che non possono e non debbono essere sottoposti a brevetto, ma essere considerati patrimonio del sapere collettivo.

 

 

LIBERTA’ DI MOVIMENTO PER TUTTI E TUTTE

La libertà di movimento, che per i paesi ricchi rappresenta un privilegio acquisito, per il cittadino del Sud del mondo rappresenta il miraggio di una vita migliore. In questo senso è intimamente legato al concetto stesso di cittadinanza. Le ondate migratorie obbligano i governi nazionali e sovranazionali a riformulare tale concetto, imponendo il confronto con identità/diversità che rivendicano il diritto alle relazioni sociali, economiche e politiche che sono implicite in tale concetto.
In un regime democratico la cittadinanza dovrebbe equivalere ad un sistema di inclusione delle diversità:
al contrario questo insieme di garanzie, diritti e doveri - legati non solo al riconoscimento politico, ma anche alla tutela sociale - non è garantito affatto alla popolazione migrante. Il prodotto di questa disparità è che la maggior parte di coloro che si trovano a vivere, lavorare e crescere come stranieri in Italia - ed in ogni altro paese "ricco" — versa in una condizione in cui l’assenza di cittadinanza, o la cittadinanza part-time è la norma. In questo senso, le periodiche sanatorie appaiono solo un palliativo, che trasforma il diritto di cittadinanza in un privilegio legato al circolo vizioso lavoro/casa/reddito/cittadinanza,
appiattendo inesorabilmente gli immigrati e le immigrate senza permesso di soggiorno nel limbo di una vita priva di qualsiasi sicurezza, esposti al rischio di uno sfruttamento bestiale, sia che si parli di attività legali sia che si parli di attività illegali. Inoltre, i mezzi di comunicazione di massa e le istituzioni alimentano strumentalmente l’allarme sociale e sfruttano il binomio immigrazione-criminalità per giustificare politiche repressive, nascondendo in tal modo l’incapacità delle istituzioni di governo a ripensare uno Stato sociale che sia fondato su un nuovo concetto di cittadinanza. Lo Stato — inteso come istituzione giuridica, politica, sociale ed economica - rivela in tal modo la sua subordinazione agli interessi economici di tutti quei settori della produzione che utilizzano ampiamente la forza lavoro "clandestina" (senza permesso di soggiorno) a basso costo.
Il Comune di Bologna - a partire da un progetto della Giunta Vitali - si propone di risolvere quella che è una questione sociale e politica, ovvero l’accesso ai diritti di cittadinanza, costruendo il primo Centro di Permanenza Temporanea dell’Emilia Romagna in Via Mattei, a partire dal settembre 2000, contemporaneamente ad un altro centro che sarà costruito nei pressi di Modena, a meno di cinquanta km dal capoluogo emiliano. Le due strutture sono destinate all’espulsione dei migranti sprovvisti di permesso di soggiorno.

Oltre ad essere illegittimi, poichè prevedono la reclusione di soggetti che non hanno commesso alcun reato, ma solo un illecito amministrativo, i centri di detenzione temporanea rappresentano la negazione dei diritti fondamentali e la dignità di ogni persona .

UN INDIVIDUO SENZA DOCUMENTI E’ PUR SEMPRE UN ESSERE UMANO AL QUALE NON POSSONO ESSERE NEGATI I DIRITTI FONDAMENTALI E LA DIGNITA’. MA I DIRITTI DELL’UOMO NON VALGONO NULLA SE NON SI ACCOMPAGNANO AI DIRITTI DI CITTADINANZA.

BLOCCHIAMO LA COSTRUZIONE DEI CENTRI-LAGER PER MIGRANTI
PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE DI TUTTI E TUTTE
PERCHÈ I DIRITTI DI CITTADINANZA SIANO ESTESI A TUTTI



Rete Contropiani - Luglio 2000


Ci incontriamo tutti i mercoledì sera alle 21.30 in via Ranzani 4
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