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Manuale d'Azione Diretta


INTRODUZIONE
Il senso dell’azione diretta non-violenta è spesso frainteso e criticato. Potresti sentir dire che non è un metodo di lotta efficace, che è inopportuno ed illegale. Che l’efficacia dell’azione diretta sia ancora oggetto di dibattito è francamente incredibile. Il successo delle campagne per i diritti civili negli Stati Uniti, ed il movimento contro la globalizzazione partito da Seattle dovrebbe aver chiuso definitivamente la questione. Fin dall’inizio i movimenti ambientalisti moderni, il movimento contro la proliferazione nucleare, i gruppi di attivisti per la tutela della foresta amazzonica, le azioni per il bando della pesca delle speci animali in via di estinzione, hanno utilizzato forme di azione diretta. L’esperienza degli Stati Uniti è piena di esempi di azioni dirette non-violente. Una delle più famose, il Boston Tea Party, viene addirittura studiata nelle scuole inferiori americane come un esempio di patriottismo. Questa campagna anticoloniale è stata così efficace che "il colpo è stato avvertito in tutto il mondo" solamente dopo la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (che scempio se ne sia fatto poi è tutto un altro discorso). Molte delle moderne democrazie sono nate da atti di disobbedienza civile contro lo stato costituito. L’ultima obiezione — che in altre parole queste azioni siano illegali — è la più debole tra tutte. E’ altrettanto illegale fare irruzione in un’abitazione. Ma se quell’abitazione è in fiamme, e qualcuno è in pericolo, va tutto bene — di fatto irrompere in quell’abitazione diventa un atto di responsabilità individuale. Questo è semplicemente il principio del minor danno. Un qualsiasi danno è in altre parole accettabile, se serve ad impedire un danno maggiore.

IL RUOLO DELL’AZIONE DIRETTA
Visto che l’argomento sono le forme di azione diretta, ricordiamo solamente una cosa: quasi tutte la azioni riuscite si sviluppano all’interno di una campagna di mobilitazione generale. Questo significa che il lavoro politico, e non solamente quello logistico, deve essere portato avanti prima dell’azione, e perché l’azione abbia successo. Questo aumenta le probabilità che la nostra azione sia compresa ed abbia successo. Questo significa inoltre che l’azione va seguita, e deve svilupparsi giorno per giorno. Ogni forma d’intervento diretto richiede inoltre responsabilità. Di seguito sono elencate alcune tipiche funzioni dell’azione diretta durante una mobilitazione:

Denuncia e controinformazione
Avete saputo di una situazione che richiede l’immediata attenzione da parte dell’opinione pubblica. La vostra azione ha come principale obbiettivo mettere in luce le contraddizioni e gli elementi di informazione rispetto ad una situazione poco visibile (sarebbe meglio dire "tenuta nascosta") che dovrebbe essere nota alla maggior parte delle persone.

Rinforzo
State portando avanti una campagna su una determinata questione, sebbene i motivi del conflitto siano ancora poco chiari all’opinione pubblica. La vostra azione indirizzata soprattutto alla denuncia e ad una definizione più chiara della questione specifica, e soprattutto dei responsabili dell’ingiustizia che state denunciando.

Punteggiatura
L’azione diretta può servire a mantenere vivo l’interse per una mobilitazione ancora in atto. Può essere un memorandum che rende evidente il fatto che la questione non è ancora stata risolta. L’azione diretta serve a questo — Gli attivisti contro il nucleare hanno scandito il tempo, occupando la Seabrook, o potrebbero decidere di commemorare il quinto anniversario della presa della Exxon Valdez, o il decennale di Cernobyl.

Escalation
Un uso comune delle forme d’azione diretta è di alzare il livello dello scontro rispetto ad una mobilitazione in atto. Se un gruppo di attivisti che non hanno precedentemente usato forme di azione diretta decidono di farlo, questo dà il senso di quanto sia diventata critica la situazione, e di quanto l’azione diretta sia diventata l’unica maniera possibile di protesta.

Morale
A volte, quando un gruppo di attivisti ha subito delle sconfitte ed il morale è basso, oppure il gruppo è stanco per una mobilitazione che sta durando da troppo tempo, l’azione diretta serve per ri-motivare il gruppo e rinnovare lo sforzo di tutti, rispetto agli obiettivi della mobilitazione.

Non c’è dubbio che l’azione diretta sia un sistema potente ed efficace per aumentare il morale e compattare la comunità degli attivisti, ma bisogna fare attenzione. Chi ha preso parte ad un’azione diretta sa quanto questa forma di partecipazione possa trasformare profondamente le persone. L’azione diretta porta ad una diversa consapevolezza, e ad una serie di trasformazioni interiori che possono trasformare e rendere più intense le relazioni tra gli attivisti, modificando profondamente il nostro stesso concetto di potere. Ma questa non può esser la ragione che giustifica le forme di azione diretta. L’azione diretta deve avere come principale obiettivo una sostanziale trasformazione del mondo — deve letteralmente cercare di cambiare il corso della storia. Il vostro cambiamento deve corrispondere agli obiettivi della mobilitazione: emancipazione personale, autoconsapevolezza e senso di appartenenza al gruppo sono solamente la ciliegina sulla torta che rende più piacevole la pratica dell’attivismo.

La natura simbolica dell’azione diretta
E’ in atto un grosso di dibattito sulle azioni "dure" e sulle azioni "morbide". Ne sentirete parlare alle riunioni dei collettivi, nei capannelli, o ne leggerete nei giornali di movimento: alcuni difendono le azioni "dure" e criticano di conseguenza le cosiddette azioni "morbide", sostenendo che hanno un valore esclusivamente simbolico. Quest’argomento ha diviso spesso i gruppi di attivisti e ha impedito ai movimenti di lavorare assieme in modo efficace. Ma alla base di questo ragionamento c’è un grosso malinteso: tutte le azioni dirette hanno sempre un valore simbolico. Quando le persone parlano di azioni "dure", di solito intendono azioni dirette con scontri o blocchi stradali. Si pensa che le azioni "dure" abbiano un costo in termini reali per gli avversari, e generalmente si concludono con l’arresto di alcuni dei dimostranti. Le azioni "morbide", al contrario, sono viste come azioni puramente simboliche, a volte talmente poco visibili da essere descritte come azioni di presenza, o di semplice testimonianza. Le dimostrazioni, i sit-in e le veglie di protesta, tendono ad essere spesso etichettate come azioni "morbide". Ma alla prova dei fatti, le distinzioni si fanno più sfumate. I blocchi stradali alla fine hanno un termine, ogni tappo alla fine salta, ogni vescica alla fine scoppia. Allora, dove sta la differenza ? E’ facile comprendere che la differenza si limita al rischio che l’azione stessa comporta, oppure riguarda semplicemente la difficoltà nel realizzarla e portarla a termine. E’ questa, alla fin fine, l’unica vera questione. Tutte le azioni, che siano "morbide" oppure "dure" hanno lo stesso obiettivo: produrre un’obiettiva trasformazione della realtà.

In primo luogo, gli attivisti usano le forme di azione diretta per ridurre gli obbiettivi ad una dimensione simbolica. Questo livello di rappresentazione deve essere scelto con cura in base alla capacità di ogni azione nel rappresentare il conflitto in atto: una compagnia petrolifera contro un gruppo di nativi, una politica governativa contro il pubblico interesse.

In questo senso, il nostro lavoro è di rappresentare simbolicamente la nostra azione di fronte all’opinione pubblica, per rendere visibile il punto critico della questione, mettendo in evidenza le malefatte e, se possibile, puntando l’attenzione su opzioni e prospettive maggiormente sostenibili e più vicine agli interessi collettivi. Frequentemente, la dimensione simbolica e la dimensione del conflitto sono indirizzate al maggior numero di persone, utilizzando i mezzi di comunicazione. Questa forma di gestione simbolica dei temi e dei contenuti della mobilitazione è, di fatto, il nucleo portante della strategia di azione diretta. Comprendere questo aspetto dell’azione diretta è una delle chiavi per comprenderne la tattica. Quando qualcuno critica la vostra azione, definendola "semplicemente simbolica" ricordategli che la questione è esattamente questa. Alla fin fine, il dibattito sulle azioni "dure" contrapposte alle azioni "morbide" è solo una perdita di tempo ed una divagazione rispetto alla questione cruciale: l’azione potrebbe portare ad una trasformazione reale del contesto di cui ci stiamo occupando, oppure no?

La questione più impartante, e probabilmente la più difficile da risolvere in assoluto, rispetto all’azione diretta è sviluppare il senso del tempo — quando scegliere cioè il momento politicamente più adatto per agire.

La seconda questione riguarda la capacità di essere davvero creativi nel progettare un’azione, e fortunatamente questo è meno difficile di quanto sembri. Molti di noi sono piuttosto creativi in altri contesti, ed è possibile trasferire questa attitudine nelle forme di azione diretta e di mobilitazione collettiva — specialmente quando si è costituito un gruppo di attivisti consapevoli, concentrati su un obiettivo comune ed in grado di scambiare idee all’interno del gruppo.

Ci sono un mucchio di modi per fare un brainstorming veramente creativo ed efficace. Scoprite da soli quello che funziona meglio per il vostro gruppo di attivisti. Uno dei fattori cruciali nel libero scambio delle idee all’interno del gruppo è — naturalmente - la capacità di essere aperti e collaborativi. I cosiddetti "leaders" devono essere in grado di accettare ogni idea, anche quando viene espressa da un compagno che fino a quel momento ha assunto una posizione di secondo piano, oppure semplicemente non è mai stata sperimentata o messa in atto prima di allora. Un altro punto di fondamentale importanza è accettare di discutere fino a che non si raggiunga un consenso generale — ore, giorni, tutto il tempo necessario. Fate circolare le idee per tutto il tempo che vi serve, poi analizzate il prodotto del vostro lavoro collettivo, ed aspettate che la vostra creatività si esprima ancora, fino a che non siete completamente soddisfatti. Ricordate che gli incontri formali sono il più delle volte la situazioni all’interno delle quali più difficilmente si esprime la creatività delle persone. Cambiate le sedi delle vostre riunioni. Probabilmente le migliori idee usciranno dalla mezzanotte in poi, sicuramente quando meno ve lo aspettate.

Essere aperti alle nuove idee include, tra l’altro, la capacità di riconoscere le buone idee che esprimono gli altri, per poi farle proprie. Non potete assolutamente pensare di acquisire il diritto di proprietà su un’azione collettiva, o su una sua parte. Perciò non fatevi scrupolo di fare vostra una buona idea. Imparate dagli altri gruppi di attivisti - oppure dai singoli individui - le migliori strategie e le forme di azione diretta più efficaci. Prestate particolare attenzione alle forme di azione diretta portatae avanti da gruppi diversi dal vostro, probabilmente possono offrirvi il materiala migliore su cui lavorare. ACT-UP, Queer Nation, i gruppi dei senzatetto, oppure gruppi che sono lontani anni luice da vostro, hanno sviluppato forme di azione diretta molto recentemente, e sono liberi da goni condizionamento e da ogni forma di conformismo. Studiate le loro forme di lotta con attenzione.

Per concludere, torniamo ancora una volta sulla questione dei tempi. Una persona ha detto: "La scelta dei tempi non è tutto, ma ci va maledettamente vicino" Il senso del tempo, e la scelta del momento opportuno è un abilità difficile da sviluppare. Quando prendete in esame altre forme di azione come fonti di idee per la vostra mobilitazione, prima di tutto cercate di capire com’è stato scelto il momento migliore per mettere in atto l’azione.

Nello sviluppo di un’azione diretta, anche se ogni singola azione è differente ed in qualche modo vive di vita propria, ci sono una serie di passaggi più o meno sono comuni:

  1. Identificazione e chiarificazione dell’obiettivo
  2. Scelta del target
  3. Definizione del contesto
  4. Ricognizione
  5. Messa in atto dell’azione

Identificazione e chiarificazione dell’obbiettivo
Il pubblico ha una ridotta capacità di attenzione, ed una limitata capacità di ricevere nuove informazioni. Questa è la ragione per cui un attivista deve mantenere la propria azione, e la moviluitazione generale di cui l’azione fa parte, focalizzata/e su un messaggio chiaro e preciso. Dovete esser in grado di rispondere a tre domande fondamentali: per sapere se gli obiettivi complessivi della vostra mobilitazione sono chiari, rispondete da soli alla domanda: per quale motivo una qualsiasi azione dovrebbe essere messa in atto in questo preciso momento ? L’azione proposta ha una ragionevole possibilità di contribuire alla mobilyutazione — è in grado di lanciare un messaggio chiaro, può sviluppare un dibattito o rilanciarlo ad un livello più alto ? Che ricaduta politica ci possiamo apsettare da questa specifica azione. E saremo in grado di sfruttare l’opportunità politica che l’azione intende creare ? Come attivisti direttamente coinvolti nell’azione, ovviamente siamo d’accordo con l’azione e con la mobilitazione generale. Ma non possiamo pensare di mobilitarci contemporaneamente su ogni cosa, perché il pubblico non ci ascolterebbe. Dobbiamo invece definire gli argomenti ed i temi della nostra mobilitazione nella maniera più chiara e più comprensibile. Per esempio, la nostra campagna potrebbe essere indirizzata contro la globalizzazione in generale. Ma come possiamo fare in modo che il nostro obbiettivo sia rappresentato nella maniera migliore? Bisogna decidere quali sono i punti da enfatizzare, e da sottolineare con la maggiore efficacia per fare in modo che la campagna abbia successo. Poi, è necessario pianificare l’azione con la massima cura: il luogo, le parole d’ordine, persino il modo in cui gli attivisti si dovranno vestire — vale la pena di discutere ogni cosa.

Due parole sulla rabbia e sulla violenza. Molti di noi si sono battuti nelle strade, alcuni per molto tempo, e molti di noi ritengono giusta una certa dose di violenza. Un po’ di rabbia può essere positiva. Aggiunge un tocco di passione a quello che facciamo. Ma mentre siete in azioni cercate di andare oltre la vostra rabbia. Lasciate perdere, e fate in modo che tutti capiscano soprattutto le ragione per le quali siete così infuriati. Le persone generalmente sono impazienti di esprimere le proprie posizioni, e spesso si lasciano andare. Andare oltre è il requisito fondamentale per fare un salto di qualità, in termini di comunicazione e di efficacia. Solo se farete in modo che i motivi della vostra battaglia siano chiari potrete raggiungere le altre persone, definendo il contesto, esplorando il contesto dell’azione, pianificando e portando finalmente a termine la vostra azione.

Scegliere i destinatari della vostra azione.
Scegliere i destinatari dell’azione è il passo successivo nello sviluppo della vostra azione diretta. Deriva, in modo diretto dalla comprensione di quel che volte che accada a questo punto della mobilitazione. In sostanza state dicendo: "voglio farlo per il mio pubblico" Che sia l’opinione pubblica in generale, il governo, i lavoratori oppure i dirigenti d’azienda, state cercando davvero di essere soprattutto efficaci? Troppo spesso si sente un compagno che dichiara in modo provocatorio "Sto mandando un messaggio al mondo". Un’ottima intenzione, ma una pessima politica. Questi messaggi di carattere universale sono davvero molto rari. Se pensate davvero che il vostro messaggio possa essere indirizzato al mondo intero, questo probabilmente significa che non avete pensato con attenzione quale sia davvero il vostro principale interlocutore. Ogni azione può esprimere quello che vogliamo e quello che non vogliamo. Potremmo essere contrari a molte cose: il sistema produttivo, il sistema delle multinazionali, gli interessi corporativi. Ma ognuno di questi interlocutori dovrebbe essere contestato per le sue azioni specifiche, che voi dovete cercare esprimere con chiarezza durante la vostra mobilitazione. Inchiodarli su questioni specifiche — chi ha fatto che cosa, e quando questa cosa è successa — potrebbe essere più difficile che accusarli in termini generali, ma può indirizzare contro si loro un messaggio molto più chiaro e comprensibile a tutti. Lo stesso principio si applica, quando consideriamo quale parte dell’opinione pubblica stiamo effettivamente cercando di raggiungere.

Definire il contesto
Prima di decidere dove mettere in atto la nostra azione, o prima di considerare altre scelte di carattere tattico, dovremmo fermarci un attimo e chiedere a noi stessi: l’azione sarà compresa ? Non è una considerazione di poco conto. Le azioni non si svolgono nel vuoto. Al contrario, hanno luogo in un ambiente specifico, ed essere sensibili al contesto aumenta le probabilità che la vostra azione sia compresa, e condivisa dal maggior numero di persone possibile. Ad esempio, volete metter in atto un azione di grande impatto proprio a pochi giorni dal Natale, proprio quando le persone non amano ricevere cattive notizie? Come attivisti noi abbiamo spesso una sensibilità molto più raffinata su particolari questioni, rispetto a quello che viene generalmente definito "il grande pubblico". I sondaggi hanno dimostrato con chiarezza che solamente il 15% delle persone è realmente interessata, ed informata su una determinata questione? Questo ha parecchie implicazioni per una campagna di azione diretta. Prima di tutto, dobbiamo evitare il nostro gergo — un linguaggio specialistico o concetti comprensibili solamente all’interno del movimento, ma assolutamente incomprensibili per il resto delle persone sono da evitare. Secondo, se volete mettere in piedi una campagna su questioni complicate , dovete avere il tempo sufficiente per ridefinire il contesto, prima della vostra azione. Ci sono moti modi per farlo. Realizzando un documento di controinformazione, indicendo una conferenza stampa o un incontro di preparazione all’evento che state preparando, oppure inviando un comunicato stampa. Tutte queste azioni possono aiutare a ridefinire il contesto e fare in modo che il senso della vostra azione sia effettivamente compreso. Terza cosa, in effetti la più importante. E’ molto più facile — e soprattutto moto più comprensibile per la gente — protestare su questioni concrete piuttosto che su temi generali. Ad esempio: volete sostenere che la politica nucleare portata vanti dal vostro governo è una fonte di probabili disastri per il pianeta. Nella pianificazione della vostra campagna tenete gli occhi aperti, e sfruttate ogni opportunità — una visita presidenziale ad un centro di ricerca nucleare, un incidente nucleare in una centrale etc. Per finire, per ogni azione diretta, ricordate la regola d’oro. Siate semplici e veloci. L’opinione pubblica ed i media hanno una ridotta capacità di assorbire nuove informazioni in breve tempo.


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