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NOI NON CI STIAMO




Noi uomini firmatari del presente appello dichiariamo la nostra indignazione per lo svolgimento della vicenda di Zola Predosa, un comune dell'hinterland bolognese nel quale in un pubblico consultorio per le donne è stata ammessa come fornitrice del servizio, per iniziativa della USL e con l'avallo e il sostegno economico del Comune (a maggioranza di centrosinistra), una nota associazione cattolica anti-abortista.

Non si tratta in questo caso di lottizzazione, di incauta amministrazione, di impreparazione o ingenuità di politici e amministratori: ciò che noi denunciamo è un ulteriore tassello che si aggiunge al mosaico complessivo di sottrazione alle donne di diritti conquistati a prezzo di difficili lotte - e nel caso dell'aborto con la sanzione definitiva di un referendum popolare -, di negazione di spazi di libertà alle donne e alle loro associazioni autonome, di "riconquista" dei pochi spicchi di potere che il genere maschile ha ceduto negli ultimi decenni. Momenti essenziali di questa ondata regressiva sono anche le vergognose vicende che hanno visto e vedono il Comune di Bologna agire contro la Casa delle donne per non subire violenza e, recentemente, contro il Centro di documentazione delle donne: chiunque può vedere che, dietro i cavilli burocratici, il senso complessivo di tale azione è un attacco frontale al femminismo e al suo radicamento in questa città.

Noi sottolineiamo con forza che la nostra indignazione non vuole essere in alcun modo espressione della sacrosanta rabbia delle donne, come se la nostra voce parlasse anche a nome loro. Mentre dichiariamo il nostro pieno appoggio alle iniziative promosse dai coordinamenti femminili, crediamo necessario esprimere qualcosa di più di un sostegno altruista a tali iniziative, perché siamo convinti che queste vicende riguardino anche noi in quanto uomini. Non è un appello con voce "neutra" che vogliamo lanciare, ma una precisa presa di posizione come uomini, nel senso di una intransigente dissidenza verso altri uomini che con la loro iniziativa ma soprattutto con il loro silenzio riproducono e contribuiscono a riprodurre un dominio patriarcale. Contro questo potere è ora di levare anche la nostra voce di uomini che vedono nella libertà e nella piena e assoluta auto-determinazione femminile non solo un doveroso atto di giustizia, ma anche un insieme di opportunità nuove per noi stessi e per la nostra esperienza di esseri umani di sesso maschile.

Noi rivolgiamo in particolare la nostra voce verso gli uomini della sinistra, di ogni partito, che in tutte queste vicende hanno mostrato in generale - a nostro parere - un vecchio e sgradevole vizio della politica maschile, anche di quella che si pretende più progressista: cioè considerare le battaglie di libertà che non riguardano direttamente il maschio occidentale eterosessuale come questioni secondarie, da appoggiare sì, ma sulle quali non vale certo la pena di fare le barricate (vedi Gay Pride 2000, vedi il terrificante silenzio su ciò che da anni accade in Afghanistan). Come uomini, noi pensiamo che la mancanza di libertà dell'altro/a interroghi precisamente la nostra stessa idea di libertà. A partire da questo principio, affermiamo la nostra indisponibilità sia a operazioni che non hanno altro scopo se non restaurare una supremazia minacciata e in parte perduta, sia all'assordante silenzio generale degli uomini che di fatto favorisce il perseguimento di questo scopo.

Noi non ci stiamo, e vogliamo gridarlo forte.

 

 

PRIME ADESIONI

Daniele Barbieri, Sandro Bellassai, Alberto Burgio, Antonio Casilli, Celso Cassanelli, Francesco Gagliardi, Andrea Grilli, Carlo Lo Iodice, Fabiano Malesardi, Luca Marianucci, Sandro Mezzadra, Augusto Mezzetti, Massimo Molinario, David Munoz, Lorenzo Raggiotto, Vincenzo Ruggiero, Antonio Sciscio, Aldo Vernetti e il collettivo Wu Ming,

 

per adesioni: pkdick@fastmail.it

 

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