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Tattiche e strategie della valanga
Strategia epistemica ricombinante e tattiche dell'immaginario globale
di Franco "Bifo" Berardi

E' probabile che Genova rappresenterà il punto di arrivo del processo iniziato a Seattle: giunge a compimento la tattica di smantellamento dell'immaginario su cui si sorreggeva progetto iperliberista. Le politiche iperliberiste hanno perduto il loro glamour e la loro credibilità e si presentano come pura e semplice violenza.

1. Fallimenti confusione e valanghe
Se leggiamo il documento del Governo italiano Beyond Debt Relief (redatto dal Consiglio dei Ministri e dal Ministero del Tesoro di un governo che era di centro sinistra), ci rendiamo conto del fatto che il G8 è concepito come il tentativo di imporre in extremis una formalizzazione del progetto che negli ultimi anni ha iniziato a dissolversi, per il fallimento delle trattative sul Multilateral Agreement on Investments (MAI), prima, e per il fallimento plateale del World Trade Organisation, poi.
Nel documento leggiamo: "Al summit di Genova il governo italiano presenterà una proposta per promuovere la crescita economica e ridurre la povertà dei paesi del sud del mondo. Mentre la globalizzazione e la liberalizzazione hanno determinato un grande aumento dei flussi di investimenti esteri privati a livello mondiale, i paesi meno sviluppati restano sostanzialmente esclusi da questo processo, ricevendo nel 1999 solo lo 0,5% degli investimenti totali." Per rimediare a questa situazione di marginalità, "i paesi poveri devono fare il massimo sforzo per adottare le giuste politiche per attirare gli investimenti stranieri. Il documento propone che gli organsmi internazionali superando il fallimento dell'accordo multilaterale sugli investimenti (MAI) stabiliscano una serie di requisiti minimi che i paesi meno sviluppati dovrebbero garantire su base volontaria per creare un clima favorevole agli investimenti stranieri (protezione degli investitori, difesa dei diritti di proprietà intellettuale, adeguamento degli standard contabili, politiche di competizione interna, incentivi fiscali ecc.)" Sappiamo che cosa significhi "adottare giuste politiche per attirare gli investimenti stranieri". Significa abbassare gli standard di protezione dell'ambiente, ridurre la libertà di organizzazione dei lavoratori, ridurre le spese sociali, insomma, significa favorire al massimo il profitto e devastare ulteriormente le condizioni di vita dei paesi poveri con la promessa di un miglioramento a venire in un futuro nel quale nessuno può credere più.

Il sistema globale del capitale si prepara al G8 con il fondato timore che anche questo appuntamento si risolva in un fallimento, una dimostrazione simbolica evidente dell'incapacità del capitale di governare la società ipercomplessa dei mille saperi, delle mille forme di vita.
Il capitale globale arriva diviso a questo appuntamento. Il progetto europeo e quello nordamericano divergono, e la vittoria della mafia berlusconiana in Italia è destinata a portare quella divergenza nel corpo stesso della politica europea.
Il compito del movimento di contestazione è facilitato dall'evolversi stesso della situazione.
La confusione che regna nel cervello globale del capitale ha messo in moto una valanga inarrestabile: l'intera società si sta mobilitando contro il G8, e il 21 luglio di Genova ha buone probabilità di diventare una insurrezione della coscienza europea contro la dittatura del profitto sul pianeta.


2. Un movimento senza egemonie
Non ha senso litigare per l'egemonia su questo movimento. Questo movimento non ha e non avrà mai egemonie, perché rappresenta culture contraddittorie che non possono avere e non avranno sintesi. Ma il compito di questo movimento non è quello di contrapporre al pensiero unico del profitto un altro pensiero unico.
Neppure ha senso sulle questioni della violenza e della non violenza. Non sarà il movimento a decidere se l'antisummit sarà violento o pacifico, ma il Ministro degli interni del governo Berlusconi, o qualche colonnello dei servizi segreti americani o inglesi o russi.
Perciò lasciamo perdere i tentativi di raggiungere una fittizia unità, o di fare tutti quanti la stessa cosa. Gli anarcociclisti faranno una megafesta sulla spiaggia di Varazze, le tute bianche metteranno in scena la loro azione di sfondamento delle truppe repressive, gli antimperialisti si batteranno per occupare le piazze di Genova, ma molte migliaia di persone non raggiungeranno Genova, e si accamperanno sui binari di qualche stazione centrale o agli svincoli di qualche autostrada, e migliaia di militanti tedeschi e francesi, fermati ai valichi di frontiera creeranno un assedio gigantesco nel cuore d'Europa. L'intero Nord Italia sarà per una settimana un colossale ingorgo, il campo di un'enorme dichiarazione di indipendenza della società dal capitale.

Il movimento antiG8 è ormai il punto di riferimento di tutti coloro che si ribellano al globalismo liberista, di tutti quelli che cercano un'alternativa. Non c'è più la sinistra, e quel che ne rimane va dissolto e ricombinato nel nuovo orizzonte: un movimento che sta cercando e trovando poco alla volta modalità espressive, linguistiche, simboliche capaci di trasformare l'immaginario collettivo.
La battaglia nel territorio immaginario è assolutamente decisiva, e forse la stiamo vincendo.
Fino a due anni fa nessuno avrebbe mai creduto possibile interrompere il ciclo espansivo dell'immaginario liberista. Poi è arrivata Seattle e da quel momento l'onda è cambiata: le mitologie feliciste new economy sono sommerse da una consapevolezza disperata del disastro psichico, esistenziale, ambientale che il semiocapitalismo ha prodotto. Anche se l'onda lunga di quell'immaginario continua a produrre i suoi effetti (per esempio la vittoria di Berlusconi in Italia), la nuova onda è quella che nasce dalla crisi dell'ideologia felicista new economy. Forse gli strateghi mediatici del capitale globale non l'hanno ancora capito (anche perché i migliori strateghi mediatici hanno abbandonato il campo del capitale e sono ormai passati nelle file del movimento), ma la preparazione di G8Genova è stata fino a questo momento un disastro, dal loro punto di vista. L'infame campagna di terrore che i media hanno scatenato parlando di un attacco terrorista-infettivo (bombe di merda, sangue infetto e così via) ha messo in moto una valanga immaginaria che sta circolando nei meandri dell'inconscio collettivo.
Noi dobbiamo limitarci a prevedere la valanga, senza pretendere di governarla, o guidarla.


3. Il metodo recombinante: dai poeti agli scienziati
Nella storia dei movimenti rivoluzionari del ventesimo secolo si sono sempre contrapposte due visioni: una visione soggettivista attribuiva alle avanguardie il ruolo di dirigere i processi di autorganizzazione sociale fino a trasformarli in una forma politica alternativa. L'altra si attribuiva un ruolo di tipo ben diverso: compito dell'avanguardia è prevedere le tendenze che si disegnano nel ventre del sociale, e creare congegni semiotici e flussi immaginari capaci di orientare intimamente la mente sociale in una direzione piuttosto che in un'altra.
Nel ventesimo secolo la visione volontarista ha avuto il sopravvento e ha prodotto il disastro degli stati comunisti. Oggi è del tutto evidente che il terreno principale della battaglia contestativa si svolge nel mondo della creazione e diffusione di congegni simbolici, di segni di gesti di paradigmi epistemici.

Nella sfera della produzione industriale le formazioni sociali si identificavano come classi stabilmente legate a un'ideologia, ma nella sfera dell'infoproduzione le formazioni sociali si identificano aleatoriamente attraverso simbologie subculturali: perciò la politica rivoluzionaria è stata sostituita da un proliferare di semiopoetiche e di mitopoetiche.
(Semiopoetica è l'attività creativa che modifica gli universi semiotici di riconoscimento, e mitopoietica è l'attività creativa che modifica gli universi narrativi entro cui gli agenti collettivi dispiegano le loro progettualità esistenziali)

In questi termini io vedo una metodologia dell'azione contestativa nell'epoca presente. Ma qual è il suo esito? Una volta che la valanga immaginazionale si è messa in moto (ciò che sta ormai accadendo), dove possiamo dirigerci, quali azioni possiamo compiere, quali finalità perseguire?
Alla tattica estetica segue una strategia epistemica.
La valanga immaginaria produce uno spostamento tellurico che disegna le sue nuove geografie a livello delle formazioni epistemiche, scientifiche, tecniche, nei regimi di organizzazione dei saperi.
Ai poeti seguono gli scienziati.
Negli ultimi mesi ha cominciato a organizzarsi quel processo di autorganizzazione del lavoro cognitivo che abbiamo sempre considerato come il passaggio decisivo dalla contestazione all'alternativa.
Migliaia di scienziati e ricercatori si stanno mobilitando perchè i risultati della ricerca possano essere resi pubblici in Internet. Questo significherebbe il più formidabile atto di decostruzione del potere, e l'inizio di una ricombinazione socialmente utile della rete dei saperi, delle interfacce tecnolinguistiche e tecnoproduttive.

Nessun partito politico, nessuna avanguardia militante, nessuna ideologia di nessun genere potrà mai governare i due processi di autonomizzazione delle funzioni cognitive della mente globale: l'immaginazione e il sapere. Perciò fa ridere ogni disegno di egemonia, di organizzazione soggettiva dirigente, ogni volontarismo militante.
Il movimento è solo l'attivatore di un processo che si svolge in uno spazio ingovernabile: lo spazio dell'immaginazione e della creazione scientifica, lo spazio dell'autorganizzazione dell'attività cognitiva dell'umanità.


 



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