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Gli Studenti Resistono al G8


Come ha scritto Riccardo Petrella, le politiche della mondializzazione liberista, deregolamentata e privatizzata, hanno trasformato il sistema educativo di un paese, di ogni paese, in uno strumento messo al servizio della competitività. "La logica della competitività ha penetrato il mondo dell’educazione non solo al livello delle finalità dell’educazione, ma anche al livello del comportamento delle stesse istituzioni che sono in competizione tra loro". Si è fatta largo poco a poco, fino a divenire senso comune, l’ idea che gli studenti debbano trasformarsi non più in individui a cui viene riconosciuto il diritto inalienabile dell’istruzione, ma in una particolare forma di "risorsa", cioè in un serbatoio di mani/menti d’opera da modellare sulle esigenze della produzione e da includere o escludere a seconda delle richieste del mercato.
La globalizzazione neoliberista pretende di modellare e di invadere con le sue logiche e il suo "pensiero unico" non solo i settori immediatamente produttivi: mira a trasformare la scuola, da luogo della trasmissione dei saperi che sono fondamento della società, in un tassello mutante e perfino eliminabile del mosaico disegnato unicamente sulle priorità dell’economia.
Cessa quindi ogni "gratuità" della conoscenza. Pensare alla scuola come "bene comune" significa pensarla come luogo dove si costruiscono i legami sociali, dove si impara a riconoscere l’esistenza dell’altro come base fondamentale della propria esistenza e del vivere insieme, dove si elabora la "democrazia della vita".
E il G8, nel ruolo di motore del processo di globalizzazione neoliberista, cerca di intervenire direttamente sul tema dell’educazione, dal momento in cui, nei documenti ufficiali, si parla della creazione di un "trust-fund", finalizzato apparentemente alla promozione di investimenti del settore educativo, soprattutto per quanto riguarda i paesi del terzo mondo.

Noi solleviamo almeno due problemi.

  • Il modo con cui il fondo è costituito, attraverso donazioni da parte dei paesi ricchi e contributi da parte delle imprese multinazionali (che sappiamo tutti, essere qualcosa di ben diverso da società filantropiche a cui sta a cuore il livello di sviluppo culturale dei giovani dei paesi poveri).
  • E il soggetto preposto al controllo di tale fondo, ovvero la Banca Mondiale, organismo non democratico e, ancora una volta, principale strumento nelle mani dei potenti del mondo.

Noi siamo gli studenti e le studentesse che organizzano il movimento dentro le scuole, ma siamo anche quelli di Bologna, di Praga, di Nizza e di Napoli. In questi mesi abbiamo cercato di comprendere come la globalizzazione neoliberista faccia sentire i propri effetti anche sul sistema educativo.
Andiamo al G8 per dire che non ci faremo ingannare dallo spettacolo mediatico di pochi potenti che, sotto i riflettori di tutto il mondo e protetti dall’esercito, dai paracadutisti e da 20.000 poliziotti, cercheranno di presentarsi come attenti ai problemi dei cittadini dei loro paesi, mentre, nello stesso momento, quei cittadini saranno tenuti lontani. Ci sarà una linea rossa, all’interno della quale non avrà valore la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, e dove non avranno valore i diritti politici. Come a Quebec City
, dove il "muro della vergogna" doveva tenere lontani dai potenti chi li contestava. Però è successo che quel muro, assediato, è stato anche, in diversi punti, abbattuto.
Noi a Genova andiamo per parlare ai cittadini e agli studenti di tutto il mondo. Per dire che vogliamo un’istruzione gratuita di base per tutti
i bambini e per tutte le bambine, che sappia garantire un futuro a chi non ha avuto la fortuna di nascere nei paesi dell’Occidente industrializzato.
Vogliamo dire che, se solo meno del 6% della popolazione mondiale è connessa alla rete, non ha senso pensare di affrontare il problema dell’educazione nei paesi in via di sviluppo con ricette alla Bill Gates.
Crediamo sia invece necessaria una lotta forte al lavoro minorile
, e non secondo quanto previsto dai documenti del G8 ( "la riduzione dello sfruttamento minorile"). Le convenzioni OIL 138 e 132 (ratificate dal governo italiano) parlano di eliminazione del lavoro minorile e d’impegno immediato: sono i necessari interventi decisi e, soprattutto, scelte politiche chiare da parte dei governi, che invece di destinare parti sostanziali del bilancio alle spese militari, dovrebbero ridefinire le loro priorità a favore della lotta al lavoro minorile e dell’educazione di base gratuita.
Nelle nostre scuole la globalizzazione neoliberista ha effetti molto pericolosi anche perché difficilmente identificabili.

Vogliamo rovesciare una concezione della scuola che insegna solo risposte, e non educa, invece, alle domande.

Riccardo Petrella parla di una competitività che, strisciante, si insinua in spazi in cui la collaborazione e le scelte democaticamente condivise hanno sempre avuto una loro importanza. Pensiamo allo svuotamento di potere reale che viviamo a scuola, conseguenza anche di un’Autonomia scolatica che non si sta traducendo in maggiori spazi per la partecipazione di tutti. Emerge, prepotente, la figura del preside-manager, sempre più amministratore e sempre meno soggetto al controllo degli organismi democratici e rappresentativi (i consigli di istituto).
I tagli di bilancio sulle politiche educative hanno costretto i nostri istituti ad andare a elemosinare fondi nei territori, e nelle aziende private che vi risiedono. Aziende che, attraverso i finanziamenti alle scuole cercano un immediato ritorno di immagine e intendono colonizzare gli spazi decisionali per introdurre all’interno la propria logica di mercato. Una logica incompatibile con quella di educazione come "bene comune" che noi, tutti i giorni, cerchiamo di rendere reale.
Non vorremmo succedessero in Italia casi come quello dello studente americano espulso dal liceo perché presentatosi con la maglietta Pepsi al CocaCola’s Day.
Queste logiche di privatizzazione totale e di mercificazione integrale del sapere sono quelle che temiamo di dover combattere a partire dal prossimo autunno, quando le destre e la Confindustria cercheranno di uniformare il nostro sistema scolastico al modello americano. Il buono-scuola
, di Formigoni e di Guazzaloca (ripreso dalle regioni controllate dalla destra), risponde ad una logica che abbiamo sempre combattuto. Ci schieriamo, infatti, in difesa di una scuola pubblica, laica, e aperta a ttti, luogo di dibattito e confronto, senza interferenze di tipo aziendale e confessionale.
Noi che saremo a Genova durante le mobilitazioni del 19,20 e 21 luglio facciamo nostro l’appello degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori e dell’università riunitisi al Cantiere Sociale di Siena, per costruire uno spezzone studentesco alla manifestazione del 21 luglio.


Studenti del Bologna Social Forum
Studenti Nati dalla Resistenza (Bologna) Unione degli Studenti (Emilia Romagna)


 



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