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Il Digital Divide e le ONG

 

1. Premessa
Negli ultimi mesi si è assistito all’emergere del dibattito su una nuova forma di esclusione: la Frattura Digitale o Digital Divide. Nell’era della cosiddetta "rivoluzione digitale" il gap fra chi ha, o meno, la possibilità di accedere ed utilizzare le nuove tecnologie, sembrerebbe costituire l’ago della bilancia per lo sviluppo.
Annullare il Digital Divide
è diventata la parola d’ordine di alcuni governi a livello mondiale.
A questo scopo al Vertice del G8 del 2000 ad Okinawa si è costituita una
"Digital Opportunity Task Force (Dot Force), composta da rappresentanti di governi, settore privato e associazioni non profit con l’incarico di preparare, in vista del Vertice di Genova, un documento contenente le azioni da intraprendere per ridurre la Frattura Digitale e per questo avviare una consultazione tra tutte le parti in causa.
In l’Italia la Fondazione ENI Enrico Mattei, che aveva ricevuto l’incarico di consultare il settore non profit italiano, ha elaborato e inviato un questionario alle associazioni. Quelle tra loro che avevano risposto hanno poi partecipato all’iniziativa del Governo Italiano tenutasi a Firenze il 2 aprile 2001. Nel corso dell’incontro è emerso un elemento rilevante: dal testo con le raccomandazioni da presentare al G8 di giugno 2001 a Genova era assente una analisi comune del mondo della cooperazione sull’ICT (Information Communication Technology). Per questo un gruppo di associazioni (Alisei, ASAL, CIES, Movimondo e Africa e Mediterraneo) ha iniziato a riunirsi per valutare il peso del Digital Divide
nei processi di sviluppo e il possibile ruolo delle Ong di cooperazione internazionale e per elaborare una proposta da sottoporre a tutte le Ong italiane.
Nei prossimi incontri internazionali (primo fra tutti il vertice G8 di Genova) si decideranno le politiche e le strategie di intervento per superare il Digital Divide nei PVS e questo significherà innanzitutto l’apertura di nuovi mercati per le grandi multinazionali dell’ICT. Ora, tale processo appare inarrestabile. I suoi tempi di attuazione saranno estremamente rapidi. Urge quindi individuare il ruolo delle Ong e le linee guida da adoperare negli interventi nei PVS. Il rischio che si corre nel caso non si identifichino percorsi comuni è che le Ong diventino volano d’accesso delle multinazionali nei PVS, perdendo invece l’opportunità di essere garanti e promotori di interventi realmente finalizzati all’utilizzo delle ICT per lo sviluppo. E’ importante garantire che la diffusione delle ICT non comporti la creazione di nuove esclusioni e che tenga conto delle modalità e dei tempi dello sviluppo locale e culturale. L’analisi e la riflessione vanno quindi continuate ed ampliate per:

  • individuare le modalità atte a conciliare gli interventi nei settori "tradizionali" con quelli essenzialmente finalizzati al superamento del Digital Divide;
  • garantire che le ICT vengano portate in contesti in cui siano effettivamente utili;
  • tenere presenti le esigenze delle popolazioni locali e le loro caratteristiche culturali e sociali;
  • garantire che le fasi del processo di diffusione siano tutte rispettate (ricerca preliminare, creazione delle infrastrutture, diffusione delle apparecchiature, alfabetizzazione, formazione, ecc.).

 


2. Il ruolo di governi, aziende, settore non profit

Va sottolineato che è la prima volta in cui nell’approccio ad una problematica mondiale si sono messi insieme tre livelli di rappresentanza: governi, aziende, Ong. Nell’affrontare il Digital Divide gli organismi internazionali hanno infatti scelto la creazione di tavoli di discussione misti. E’ ovvio che tale impostazione presenta dei potenziali vantaggi ma solo se il peso delle parti coinvolte sarà eguale (il che per il momento non è dato).

I governi
Dal Vertice di Okinawa del G8, i governi hanno mostrato grande attenzione alla necessità di estendere la "digitalizzazione" a tutto il mondo. Sollecitatori in tale direzione sono però soprattutto gli 8 paesi più industrializzati per i quali è evidente ormai il ruolo fondamentale delle ICT e le potenzialità economiche derivanti dalla creazione di reti telematiche sempre più estese anche nei PVS. Fra questi ultimi paesi una distinzione va fatta tra quelli con un grado di sviluppo maggiore che vivono la diffusione delle ICT come possibile salto di qualità, e quelli meno sviluppati che potrebbero subire "passivamente" la digitalizzazione del loro territorio. Non si può peraltro prescindere da considerazioni più tecniche (ma con pesante valore politico) relative alle Dorsali o Backbone1 che
sono le arterie principali di Internet ed erano, e sono per alcuni tratti, costituite dalle reti nazionali realizzate dalle Università e dai vecchi gestori telefonici statali. Nei PVS si troveranno in mano privata ed è il caso di dire che chi controlla i cavi controllerà gli accessi in quei paesi.
Una considerazione va fatta in merito all’ostruzionismo di alcuni governi sulla diffusione delle ICT e di Internet (strumento difficile da controllare) che viene vissuta come potenziale pericolo per la supremazia di "caste" al potere.
Un ulteriore problema riguarda la gestione dell'ICANN, Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, un organismo a livello internazionale senza scopo di lucro, creato nel 1998 dagli USA per la gestione dei nomi di dominio, degli IP e dei protocolli. E' l'unico ad avere un archivio con tutti i domini presenti al mondo, ed è l'unico che può proporre nuove estensioni. E' costituito da un consiglio di 19 membri, votati da varie organizzazioni a suffragio universale che, oltre ad occuparsi della gestione del sistema dei domini (DNS), regola principalmente a livello centrale i parametri dell'architettura della rete. Il governo americano controlla tuttavia attraverso il cosiddetto A-Name-Root-Server e il Root-Zone File, l'intera area legata ai domini. L'ICANN può essere oggi considerato come uno dei pochi chiari centri di potere nel panorama di internet ed é una delle principali sedi in cui verrà delineato il web del futuro.

Le aziende
Le aziende rappresentano nel contesto generale un’anomalia in quanto sono tutte o quasi statunitensi. Ad esempio i processori del mercato desktop sono: INTEL, AMD e VIA per il X86, IBM e MOTOROLA per il PowerPC. Solo VIA non è un’azienda americana ma di Taiwan e ha rilevato la Cyrix statunitense. Per quanto riguarda i componenti da assemblare vengono tutti fabbricati a Taiwan su licenza USA tranne le schede madri APPLE. I server e le grosse unità di calcolo e le postazioni High end sono tutte americane: SGI, IBM, Compaq, SUN Microsystem e Hewlett Packard
ai quali si aggiungono altri produttori minori, nonché quasi tutti i router per le dorsali (CISCO System).
Per quanto riguarda i sistemi operativi si ricordano i tre più diffusi: Windows, MAC OS e LINUX. Windows rappresenta l’ 80-85% dell’installato, mentre gli altri due coprono la quota residua. A parte LINUX che è il sistema operativo mondiale, multi piattaforma e sotto licenza
GPL2 , gli altri sono americani.
Passando ad esaminare i contenuti della rete, il primo dato da sottolineare è che la maggior parte dei 4 miliardi di pagine è in inglese e la gran parte dei portali e dei motori di ricerca è di proprietà USA. Questi ultimi sono importantissimi e la gestione da parte di un unico paese lascia pensare.
Come si può vedere le aziende americane sono quelle che si sono mosse in maniera più organica e globale. Chi vuole affrontare il problema dell’accesso ad Internet non potrà fare a meno di avere un confronto e di collaborare con loro.

Le Ong
Le Ong sono impegnate sul campo e, attraverso i loro progetti, lavorano a stretto contatto con la popolazione e le autorità locali. Conoscono bene il tessuto sociale ed economico dei PVS, sono utenti della prima ora di Internet e delle altre precedenti forme di comunicazione (chi si ricorda di ITAPAC, l'accesso italiano alla trasmissione a pacchetti che si snodava nelle vecchie dorsali, con comandi a stringa di testo?). Hanno già effettuato in modo autonomo alfabetizzazione informatica di base nel corso delle loro tante attività nei PVS. Per queste ragioni sono in grado di valutare quali possano essere le opportunità reali offerte dalle ICT per lo sviluppo. In questo senso possono essere un partner importante nel processo di diffusione digitale, qualora ne condividano gli obiettivi, ma anche un ostacolo non secondario nel caso opposto.

 

3. Alcuni problemi nodali
Quando si parla di Digital Divide, il problema prioritario è la possibilità del cosiddetto "accesso", vale a dire il numero di connessioni Internet esistenti in un’area del mondo. E’ un problema reale ma facilmente ovviabile, considerando che le grandi multinazionali ICT posseggono strumentazioni in grado di fornire in tempi brevi le infrastrutture necessarie. Se si decidesse (come sta avvenendo) la diffusione delle tecnologie digitali in tutto il mondo, sarebbero i mercati a determinare in quali aree potrà essere fruttuoso garantire "accesso" ed in quali no. E’ questo sicuramente uno dei primi problemi da affrontare. Peraltro i paesi che hanno scarso accesso alla rete, dovrebbero: formare i loro cittadini, cablare il territorio e comprare hardware e software
dalle aziende di cui sopra.
A questo proposito è inoltre fondamentale far fronte al monopolio mondiale da parte di una singola azienda (la Microsoft, per quanto riguarda la diffusione dei sistemi operativi). La diffusione massiccia di tali sistemi operativi ha portato erroneamente a ritenere, da una parte, che non possedendoli non si sia in grado di utilizzare i computer compatibilmente con tutti gli altri (e quindi che si sia in qualche modo esclusi), dall’altro, che l’unico livello di utilizzo consentito sia l’addestramento all’uso di essi.
Se si immagina un intervento su un territorio con un tessuto di terziario capace di sostenerla, la formazione dovrebbe avere lo scopo di insegnare l’informatica e non di addestrare all’uso di singole applicazioni di una determinata azienda. Solo in questo modo si renderebbe l’utente un consumatore critico, non un suddito, capace di trasferire ad altri quello che ha imparato. Ad esempio, se si insegna ad usare alcune applicazioni da ufficio, si formano dei bravi impiegati e non dei tecnici di informatica, mentre se si insegna a realizzare un server WEB, FTP e Mail si ottiene un amministratore di sistema.
Rispetto a questo obiettivo formativo esiste un grave problema: nell’arco massimo di dieci anni l’intero sistema dell’ICT subirà radicali e profonde trasformazioni. Attualmente, ad esempio, la produzione dei circuiti dei processori in commercio permette di lavorare su misure pari a 0.13 micron (un micron è un millesimo di millimetro), entro 5 anni si arriverà a 0.03 micron tramite incisione litografica a ultravioletti. In seguito il silicio sarà abbandonato in favore di nuove tecniche produttive (fotonica e bionica) in questo caso il passaggio alla nuova produzione industriale durerà altri 5 anni. Questi sviluppi tecnici significheranno la totale obsolescenza dei sistemi hardware e dei pacchetti software
così come si conoscono.
In questo modo l’attuale Digital Divide
tra Nord e Sud diventerà una barriera insuperabile. Per cercare di ovviare a questo, i ricercatori dei paesi più poveri dovrebbero lavorare in stretta collaborazione con i centri di ricerca più avanzati, tramite borse di studio o l’invio di docenti esperti nei PVS, o con formazione "vera" a distanza. Ad esempio il famoso MIT ha deciso di mettere on line gratuitamente tutti i suoi corsi entro il 2001 (si spera venga imitato anche dai centri europei che vengono finanziati con risorse pubbliche). Trascurare questo elemento significa formare delle persone con una professionalità già obsoleta.
E’ ovvio poi che non si può credere che l’accesso ad Internet dia la possibilità di educare, formare e quindi uscire dalla miseria. Questa sarebbe una visione, ad essere benevoli, semplicistica. Sicuramente le ICT posseggono delle potenzialità positive da sfruttare nel campo dell’educazione, della formazione, della sanità e dell’amministrazione ma, per avvalersene al meglio, bisogna sempre assicurarsi che tutte le fasi del processo di diffusione delle tecnologie digitali siano rispettate e soprattutto che questo avvenga di pari passo con interventi volti a risolvere i problemi di base delle diverse comunità in modo che lo sviluppo sia armonico e sostenibile (come si può pensare di utilizzare la telemedicina se non esiste sul territorio almeno una struttura sanitaria?).

 

4. Le prime proposte Ong
E’ necessario un maggiore coinvolgimento di Ong e associazioni nel dibattito sul Digital Divide
e maggiori approfondimenti sui problemi proposti.
Le Ong potrebbero fornire una visione privilegiata del problema, essendo presenti contemporaneamente sia al Sud sia al Nord del mondo. Hanno infatti assistito, e ancora assistono, alla diffusione delle tecnologie digitali nei paesi più industrializzati e in tal senso possiedono un quadro abbastanza verosimile di quali sono le opportunità e i problemi legati alle ICT. Attraverso i progetti nei PVS hanno un’idea dei bisogni esistenti e di come le ICT potrebbero integrarsi, o meno, con i piani di sviluppo locali.
Varie sono le proposte emerse dal dibattito e dalle esperienze delle Ong che si occupano di Digital Divide. A conclusione di questo documento se ne proporranno solo alcune rimandando ad un ulteriore momento di discussione le altre (individuazione delle linee guida d’intervento, best practices, ecc.):

  1. Creazione di centri di eccellenza per formazione avanzata e di base che vengano integrati in progetti di ricerca e sperimentazione su software e hardware in una prospettiva di integrazione con la realtà locale;
  2. sostenere i PVS nello sviluppo di applicazioni localizzate nella loro lingua e gratuite, tramite i pacchetti Open Source3 di base (applicativi da ufficio, Browser Web e lettori multimediali), sotto licenza GPL2 e multi piattaforma al fine di non legare i nuovi utenti ad aziende in maniera indissolubile. Ad esempio, si potrebbe utilizzare il Browser Mozilla che gira su tutti i computer e tutti i processori e grazie al rilascio del sorgente è facilmente personalizzabile e traducibile. Questo creerebbe anche una concorrenza tra i Vendors di software con un sensibile calo dei pacchetti a pagamento (non è sempre vero che i pacchetti software commerciali siano i migliori). Va ricordato che fino ad oggi la licenza GPL è l'unico strumento legale di cui si dispone per avere del software libero da ogni forma di monopolio;
  3. sviluppare siti in lingua nei PVS. Chi accede alla rete viene risucchiato in un mondo a cultura anglosassone vista come colonizzazione strisciante e omogeneizzazione culturale. Uno studio del World Future Society (www.wfs.org) chiamato Outlook 2000 prevede la scomparsa del 90% delle lingue nazionali e locali entro i prossimi cento anni. Le Ong devono utilizzare in maniera consistente la rete per la conservazione della memoria e della cultura di questi paesi in modo che le generazioni future possano recuperare una identità nazionale e mantenere una diversità culturale. Questo attraverso portali e motori di ricerca ad hoc.
  4. proporre una Campagna mondiale per mettere l'ICANN sotto controllo ONU;
  5. sostenere lo sviluppo di una rete (Dorsale o ATM) sotto controllo di una Università locale o del Governo del paese beneficiario degli aiuti.

In questo primo documento si è cercato di focalizzare una serie di problemi, tentando di dare alcune risposte. E’ importante specificare che si è fatto riferimento a quanto concerne strettamente il digitale e le sue forme, sia software che hardware, e non al divario, tecnologico ed economico, che è il problema di fondo. Basti pensare che i computer della Stanford University hanno capacità di calcolo per ottenere la ricombinazione delle proteine — il sacro Graal della Biologia - ma per creare i prodotti che derivano da questa scoperta occorre un apparato economico, industriale e tecnologico irraggiungibile per i PVS.
L’auspicio è l’allargamento della discussione ad un maggior numero di Ong che insieme possano far avanzare linee propositive ed utili allo sviluppo dei PVS.

 

 

Alisei
CIES
Movimondo
Africa e Mediterraneo

 

Roma, giugno 2001

 

 

 

 

 


 

 

 

Note

 

1. Internet è definibile come una Rete di reti; è una complessa ragnatela formata da più reti regionali. Le principali linee di trasmissione sono le cosiddette dorsali (backbone)che trasmettono i dati ad alte velocità, da 2 Mbit/sec fino a 45 Mbit/sec. Connesse a queste dorsali vi sono computer che fanno da porta di ingresso a reti più piccole, che servono zone geografiche circoscritte; queste possono muovere i dati a velocità che arrivano in genere fino ad un massimo di 2 Mbit/sec. A queste reti regionali sono connessi i provider, cioè i fornitori di accesso all'utenza privata. L'utenza privata, infine, si connette ad Internet tramite i providers, sfruttando in genere i normali cavi telefonici con modem che arrivano attualmente fino a 56600 bps (bit/sec.). L'intera struttura di Internet si presenta così come una grande rete formata da sottoreti sempre più piccole e geograficamente sempre più limitate, fino a giungere al telefono di casa.

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2. GPL dalla definizione di Richad M. Stallmann docente al MIT e fondatore della Free Software Foundation e della licenza GPL (General Public License) www.gnu.org
Questa è una traduzione italiana non ufficiale della Licenza Pubblica Generale GNU. Non è pubblicata dalla Free Software Foundation e non ha valore legale nell'esprimere i termini di distribuzione del software che usa la licenza GPL. Solo la versione originale in inglese della licenza ha valore legale. Ad ogni modo, speriamo che questa traduzione aiuti le persone di lingua italiana a capire meglio il significato della licenza GPL.


Licenza Pubblica Generica (Gpl) del Progetto Gnu
Versione 2, Giugno 1991
Copyright (C) 1989, 1991 Free Software Foundation, Inc. 675 Mass Ave, Cambridge, MA 02139, USA
Traduzione curata dal gruppo Pluto e da ILS, ultimo aggiornamento, 30 luglio 1998.

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    1. Bisogna indicare chiaramente nei file che si tratta di copie modificate e la data di ogni modifica.
    2. Bisogna fare in modo che ogni lavoro distribuito o pubblicato, che in parte o nella sua totalità derivi dal Programma o da parti di esso, sia globalmente utilizzabile da terze parti secondo le condizioni di questa licenza.
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    Questi requisiti si applicano al lavoro modificato nel suo complesso. Se sussistono parti identificabili del lavoro modificato che non siano derivate dal Programma e che possono essere ragionevolmente considerate lavori indipendenti, allora questa Licenza e i suoi termini non si applicano a queste parti quando vengono distribuite separatamente. Se però queste parti vengono distribuite all'interno di un prodotto che è un lavoro basato sul Programma, la distribuzione di questo prodotto nel suo complesso deve avvenire nei termini di questa Licenza, le cui norme nei confronti di altri utenti si estendono a tutto il prodotto, e quindi ad ogni sua parte, chiunque ne sia l'autore.
    Sia chiaro che non è nelle intenzioni di questa sezione accampare diritti su lavori scritti interamente da altri, l'intento è piuttosto quello di esercitare il diritto di controllare la distribuzione di lavori derivati o dal Programma o contenenti esso.
    Inoltre, se il Programma o un lavoro derivato da esso viene aggregato ad un altro lavoro non derivato dal Programma su di un mezzo di immagazzinamento o di distribuzione, il lavoro non derivato non deve essere coperto da questa licenza.

  1. E' lecito copiare e distribuire il Programma (o un lavoro basato su di esso, come espresso al punto 2) sotto forma di codice oggetto o eseguibile sotto i termini dei precedenti punti 1 e 2, a patto che si applichi una delle seguenti condizioni:
    1. Il Programma sia corredato dal codice sorgente completo, in una forma leggibile dal calcolatore e tale sorgente deve essere fornito secondo le regole dei precedenti punti 1 e 2 su di un mezzo comunemente usato per lo scambio di programmi.
    2. Il Programma sia accompagnato da un'offerta scritta, valida per almeno tre anni, di fornire a chiunque ne faccia richiesta una copia completa del codice sorgente, in una forma leggibile dal calcolatore, in cambio di un compenso non superiore al costo del trasferimento fisico di tale copia, che deve essere fornita secondo le regole dei precedenti punti 1 e 2 su di un mezzo comunemente usato per lo scambio di programmi.
    3. Il Programma sia accompagnato dalle informazioni che sono state ricevute riguardo alla possibilità di avere il codice sorgente. Questa alternativa è permessa solo in caso di distribuzioni non commerciali e solo se il programma è stato ricevuto sotto forma di codice oggetto o eseguibile in accordo al precedente punto B.

    Per "codice sorgente completo" di un lavoro si intende la forma preferenziale usata per modificare un lavoro. Per un programma eseguibile, "codice sorgente completo" significa tutto il codice sorgente di tutti i moduli in esso contenuti, più ogni file associato che definisca le interfacce esterne del programma, più gli script usati per controllare la compilazione e l'installazione dell'eseguibile. In ogni caso non è necessario che il codice sorgente fornito includa nulla che sia normalmente distribuito (in forma sorgente o in formato binario) con i principali componenti del sistema operativo sotto cui viene eseguito il Programma (compilatore, kernel, e così via), a meno che tali componenti accompagnino l’eseguibile.
    Se la distribuzione dell'eseguibile o del codice oggetto è effettuata indicando un luogo dal quale sia possibile copiarlo, permettere la copia del codice sorgente dallo stesso luogo è considerata una valida forma di distribuzione del codice sorgente, anche se copiare il sorgente è facoltativo per l'acquirente.

  1. Non è lecito copiare, modificare, sublicenziare, o distribuire il Programma in modi diversi da quelli espressamente previsti da questa Licenza. Ogni tentativo di copiare, modificare, sublicenziare o distribuire il Programma non è autorizzato, e farà terminare automaticamente i diritti garantiti da questa Licenza. D'altra parte ogni acquirente che abbia ricevuto copie, o diritti, coperti da questa Licenza da parte di persone che violano la Licenza come qui indicato non vedranno invalidare la loro Licenza, purché si comportino conformemente ad essa.
  2. L'acquirente non è obbligato ad accettare questa Licenza, poiché non l’ha firmata. D'altra parte nessun altro documento garantisce il permesso di modificare o distribuire il Programma o i lavori derivati da esso. Queste azioni sono proibite dalla legge per chi non accetta questa Licenza; perciò, modificando o distribuendo il Programma o un lavoro basato sul programma, si indica nel fare ciò l’accettazione di questa Licenza e quindi di tutti i suoi termini e le condizioni poste sulla copia, la distribuzione e la modifica del Programma o di lavori basati su di esso.
  3. Ogni volta che il Programma o un lavoro basato su di esso vengono distribuiti, l'acquirente riceve automaticamente una licenza d'uso da parte del licenziatario originale. Tale licenza regola la copia, la distribuzione e la modifica del Programma secondo questi termini e queste condizioni. Non è lecito imporre restrizioni ulteriori all'acquirente nel suo esercizio dei diritti qui garantiti. Chi distribuisce programmi coperti da questa Licenza non è comunque responsabile per la conformità alla Licenza da parte di terze parti.
  4. Se, come conseguenza del giudizio di una corte, o di una imputazione per la violazione di un brevetto o per ogni altra ragione (anche non relativa a questioni di brevetti), vengono imposte condizioni che contraddicono le condizioni di questa licenza, che queste condizioni siano dettate dalla corte, da accordi tra le parti o altro, queste condizioni non esimono nessuno dall'osservazione di questa Licenza. Se non è possibile distribuire un prodotto in un modo che soddisfi simultaneamente gli obblighi dettati da questa Licenza e altri obblighi pertinenti, il prodotto non può essere affatto distribuito. Per esempio, se un brevetto non permettesse a tutti quelli che lo ricevono di ridistribuire il Programma senza obbligare al pagamento di diritti, allora l'unico modo per soddisfare contemporaneamente il brevetto e questa Licenza è di non distribuire affatto il Programma.
    Se parti di questo punto sono ritenute non valide o inapplicabili per qualsiasi circostanza, deve comunque essere applicata l'idea espressa da questo punto; in ogni altra circostanza invece deve essere applicato il punto 7 nel suo complesso.
    Non è nello scopo di questo punto indurre gli utenti ad infrangere alcun brevetto né ogni altra rivendicazione di diritti di proprietà, né di contestare la validità di alcuna di queste rivendicazioni; lo scopo di questo punto è solo quello di proteggere l’integrità del sistema di distribuzione dei programmi liberi, che viene realizzato tramite l'uso della licenza pubblica. Molte persone hanno contribuito generosamente alla vasta gamma di programmi distribuiti attraverso questo sistema, basandosi sull'applicazione fedele di tale sistema. L'autore/donatore può decidere di sua volontà se preferisce distribuire il software avvalendosi di altri sistemi, e l'acquirente non può imporre la scelta del sistema di distribuzione.
    Questo punto serve a rendere il più chiaro possibile ciò che crediamo sia una conseguenza del resto di questa Licenza.
  5. Se in alcuni paesi la distribuzione e/o l'uso del Programma sono limitati da brevetto o dall'uso di interfacce coperte da copyright, il detentore del copyright originale che pone il Programma sotto questa Licenza può aggiungere limiti geografici espliciti alla distribuzione, per escludere questi paesi dalla distribuzione stessa, in modo che il programma possa essere distribuito solo nei paesi non esclusi da questa regola. In questo caso i limiti geografici sono inclusi in questa Licenza e ne fanno parte a tutti gli effetti.
  6. All'occorrenza la Free Software Foundation può pubblicare revisioni o nuove versioni di questa Licenza Pubblica Generica. Tali nuove versioni saranno simili a questa nello spirito, ma potranno differire nei dettagli al fine di coprire nuovi problemi e nuove situazioni.
    Ad ogni versione viene dato un numero identificativo. Se il Programma asserisce di essere coperto da una particolare versione di questa Licenza e "da ogni versione successiva", l’acquirente può scegliere se seguire le condizioni della versione specificata o di una successiva. Se il Programma non specifica quale versione di questa Licenza deve applicarsi, l'acquirente può scegliere una qualsiasi versione tra quelle pubblicate dalla Free Software Foundation.
  7. Se si desidera incorporare parti del Programma in altri programmi liberi le cui condizioni di distribuzione differiscano da queste, è possibile scrivere all'autore del Programma per chiederne l'autorizzazione. Per il software il cui copyright è detenuto dalla Free Software Foundation, si scriva alla Free Software Foundation; talvolta facciamo eccezioni alle regole di questa Licenza. La nostra decisione sarà guidata da due scopi: preservare la libertà di tutti i prodotti derivati dal nostro free software e promuovere la condivisione e il riutilizzo del software in generale.

Non c'è Garanzia

  1. Poiché il programma è concesso in uso gratuitamente, non c’è garanzia per il programma, nei limiti permessi dalle vigenti leggi. se non indicato diversamente per iscritto, il detentore del copyright e le altre parti forniscono il programma "cosi’ com’e’", senza alcun tipo di garanzia, ne’ esplicita ne’ implicita; cio’ comprende, senza limitarsi a questo, la garanzia implicita di commerciabilita’ e utilizzabilita’ per un particolare scopo. l'intero rischio concernente la qualita’ e le prestazioni del programma e` dell'acquirente. se il programma dovesse rivelarsi difettoso, l'acquirente si assume il costo di ogni manutenzione, riparazione o correzione necessaria.
  2. ne’ il detentore del copyright ne’ altre parti che possono modificare o ridistribuire il programma come permesso in questa licenza sono responsabili per danni nei confronti dell’acquirente, a meno che questo non sia richiesto dalle leggi vigenti o appaia in un accordo scritto. sono inclusi danni generici, speciali o incidentali, come pure i danni che conseguono dall’uso o dall’impossibilita’ di usare il programma; cio’ comprende, senza limitarsi a questo, la perdita di dati, la corruzione dei dati, le perdite sostenute dall'acquirente o da terze parti e l'inabilita’ del programma a lavorare insieme ad altri programmi, anche se il detentore o altre parti sono state avvisate della possibilita’ di questi danni.

Fine dei Termini e delle Condizioni

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3 Open source "sorgente libero" si intende il listato del codice di programmazione da dove con un "compilatore" si trasforma in "eseguibile" (per windows i .exe) e che nella licenza GPL deve essere reso disponibile e questo rende il software libero e modificabile a piacimento. In realtà nella lingua italiana la traduzione del termine "free software", software libero, non possiede quella ambiguità che avrebbe spinto alcuni sviluppatori americani a utilizzare il termine "open source", ( "free" ha appunto il doppio significato di "gratuito" e di "libero"). Ciò nonostante anche in Italia molti sviluppatori e utilizzatori di software libero hanno adottato il termine di "open source", o peggio delle traduzioni del tipo "sorgente libero", mostrando così che il vero motivo, conscio o inconscio, del rifiuto dei termini "free software" e "software libero", non era affatto dovuto alla presupposta ambiguità del termine "free" in inglese ma era proprio dovuto ad un certo disagio a usare il termine "libero" che avrebbe sapore eccessivamente libertario, ideologico, mal gradito dal mondo degli affari (da Ziobudda.net).

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