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INIZIATIVA DELL’AREA PROGRAMMATICA "LAVORO SOCIETA’ – CAMBIARE ROTTA" CONTRO LE POLITICHE NEOLIBERISTE DEL G8



Nel mese di luglio a Genova si terrà l’incontro degli 8 paesi economicamente più avanzati del mondo. I processi che governano la globalizzazione, attraverso la ideologia liberista, emergono ancora un volta in questa scadenza, anche visivamente, in tutta la loro evidenza: i rappresentati del G8 si ritrovano per confermare le politiche che hanno consentito, sino ad ora, il mantenimento dei privilegi di una minoranza dell'umanità. I dati parlano da soli il 20% più ricco detiene l'82% del reddito ed il 20% più povero ne possiede appena 1,4%; il debito dei paesi del terzo mondo è passato da 295 miliardi di dollari nel 1971 a 2465 miliardi di dollari nel 1998.

Il superamento delle barriere, nazionale e continentali, dell'economia anziché estendere migliori condizioni di vita a strati sempre più ampi dell’umanità, si è tradotto in politiche, frutto della scelta neoliberista, che producono un ulteriore impoverimento di chi già è escluso dallo sviluppo capitalistico. Ma la globalizzazione aumenta anche le disuguaglianze anche nei Paesi ricchi

I redditi della maggior parte degli americani sono rimasti fermi a 15 anni fa.

L’1% più ricco della popolazione USA, ha lo stesso reddito netto complessivo del 40% più povero.

La somma del debito pubblico e di quello privato degli Stati Uniti è stato nel 1999 del 185% del prodotto lordo. I lavoratori americani si devono infatti indebitare privatamente per garantirsi l’assistenza sanitaria, la previdenza e l’istruzione. Un anno di università costa 50 milioni di lire. Tra i 50 e i 70 milioni di cittadini sono privi di copertura sanitaria.

Nella culla del capitalismo opulento, circa 40 milioni sono i poveri (15% della popolazione). In Europa 57milioni di cittadini sono sotto la soglia di povertà.

E, come più volte abbiamo denunciato, anche in Italia i redditi da lavoro hanno perso potere d’acquisto, e l’attacco alla previdenza ed alla sanità pubbliche è tuttora i corso.

Il pieno dispiegarsi del libero mercato globale non ha prodotto negli anni ’90 un tasso di sviluppo superiore a quello degli anni ’80.

Anzi l’enorme massa finanziaria in circolazione, priva di alcun rapporto con valore reale della produzione, e totalmente libera nei suoi movimenti, sta provocando, come da tempo previsto, una crisi che potrebbe rivelarsi tra le più gravi degli ultimi decenni.

I primi atti del nuovo Presidente degli Stati Uniti appiano densi di pericoli per la democrazia.

Il rifiuto a rispettare gli accordi di Kyoto dimostrano come si consideri l’intero pianeta come il cortile di casa propria.

Queste riflessioni evidenziano la necessità di un maggior impegno del movimento sindacale nel rivendicare nuove politiche economiche capaci di coniugare la giusta tutela degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrice del mondo economicamente sviluppato, con una maggior ridistribuzione della ricchezza sul piano planetario.

Per questo pensiamo che sia utile dare nostro sostegno alle iniziative, pacifiche ed unitarie, che da qualche tempo, e sempre con maggior vigore, si oppongono alla globalizzazione neoliberista.

Proprio nello spirito di un impegno democratico, che possa garantire una massiccia partecipazione popolare, invitiamo le autorità preposte a garantire il libero accesso a spazi e a strutture nella città di Genova, nel rispetto delle esigenze della città stessa.

Intendiamo comunque dare il nostro contributo, oltre ad aderire come area programmatica "LAVORO SOCIETA’ – Cambiare Rotta" al GENOA SOCIAL FORUM, anche con la promozione di una riflessione capace di affrontare i temi di una possibile alternativa propositiva all’attuale governo mondiale dell’economia. Pensiamo che l’intero movimento sindacale, ed in primo luogo la CGIL, si debba impegnare in questo dibattito. Per questo intendiamo organizzare un momento di confronto, a partire dal mondo sindacale, a Genova nel mese di luglio. A questo incontro inviteremo, oltre a sindacalisti/e e a delegati/e anche studiosi, intellettuali e uomini e donne della cultura.


 



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