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BEYOND DEBT RELIEF: IL DOCUMENTO DI PROPOSTA DELL’ITALIA PER IL G8 DI GENOVA


Al Summit dei G8 di Genova il Governo Italiano, che sarà presidente di turno, presenterà una proposta per promuovere la crescita economica e ridurre la povertà nei paesi del Sud del mondo. A questo proposito la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero del Tesoro hanno elaborato un documento dal titolo "Beyond Debt Relief" (Oltre la riduzione del debito) che ha già avuto l’assenso preliminare dei ministri delle finanze dei G8 riuniti a Palermo in febbraio.

Il documento parte dal presupposto che la crisi del debito estero sia già sostanzialmente risolta grazie ai successi della Iniziativa HIPC, rivolta ai 40 paesi più poveri con alto indebitamento, lanciata nel 1999 al Summit dei G8 di Colonia. Il passo successivo è quindi di rafforzare la posizione dei paesi che hanno beneficiato della riduzione del debito e di dare una opportunità a tutti i paesi poveri, anche a quelli che non hanno problemi di indebitamento, per accelerare il loro sviluppo e ridurre il gap con le economie più avanzate.

Il Governo italiano propone una strategia per la crescita economica accelerata e lo sradicamento della povertà basata su tre elementi:

  1. una maggiore integrazione dei paesi poveri nel mercato mondiale attraverso la liberalizzazione dell’accesso delle loro esportazioni nei mercati dei paesi industrializzati;
  2. un maggiore afflusso di investimenti stranieri e di trasferimenti di tecnologia nei paesi meno sviluppati attraverso la creazione di un "ambiente favorevole";
  3. la mobilizzazione di risorse finanziarie per lo sviluppo nel settore sociale attraverso la creazione di due fondi fiduciari, uno per la salute e l’altro per l’educazione, alimentati da contributi pubblici e donazioni private e gestiti dalla Banca Mondiale in collaborazione con le agenzie internazionali specializzate.

1. Il documento del governo Italiano sostiene che la liberalizzazione del commercio mondiale è il motore della crescita economica e della riduzione della povertà e che la marginalizzazione dei paesi meno sviluppati nei mercati mondiali può essere superata attraverso il loro impegno per una maggiore apertura delle economie, la diversificazione della produzione e la modifica della struttura delle esportazioni. I paesi industrializzati dovrebbero intraprendere azioni per favorire questo processo, eliminando le barriere commerciali, tariffarie e non, che limitano l’accesso dei prodotti dei paesi meno sviluppati e aiutando questi paesi a migliorare la loro capacità di formulare strategie commerciali appropriate, di negoziare con partner commerciali e investitori esteri. Per quanto riguarda il rafforzamento delle capacità in materia commerciale, il Governo Italiano propone di rafforzare l’assistenza tecnica ai paesi meno sviluppati attraverso una donazione di 100 milioni di dollari da parte dei G7 all’apposito fondo costituito recentemente. Secondo il documento, la battuta d’arresto subita dall’Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle è disastrosa per i paesi più poveri, perché i meccanismi e le regole del sistema di scambi multilaterale può portare loro grandi benefici. Bisogna quindi favorire la partecipazione dei paesi meno sviluppati nell’OMC semplificando le procedure per l’adesione.

2. Il documento ricorda che, mentre la globalizzazione e la liberalizzazione hanno determinato un grande aumento dei flussi di investimenti esteri privati a livello mondiale, i paesi meno sviluppati restano sostanzialmente esclusi da questo processo, ricevendo nel 1999 solo lo 0,5% degli investimenti totali. Per il Governo italiano i paesi poveri devono fare il massimo sforzo per adottare le giuste politiche per attirare gli investimenti stranieri. Il documento propone che gli organismi internazionali, superando il fallimento dell’accordo multilaterale sugli investimenti (MAI), stabiliscano una serie di requisiti minimi che i paesi meno sviluppati dovrebbero garantire su base volontaria per creare un clima favorevole agli investimenti stranieri (protezione degli investitori, difesa dei diritti di proprietà intellettuale, adeguamento degli standard contabili, politiche di competizione interna, incentivi fiscali, ecc.). Inoltre, si dovrebbe offrire assistenza tecnica e finanziaria per aiutare questi paesi ad allinearsi con le regole internazionali e a migliorare gli strumenti di promozione degli investimenti. Altri interventi degli organismi multilaterali dovrebbero riguardare il miglioramento delle infrastrutture e lo sviluppo del capitale umano, mentre i paesi industrializzati potrebbero attuare una politica di incentivi finanziari, fiscali e assicurativi per stimolare gli investimenti delle imprese nazionali nei paesi in via di sviluppo.

3. Il documento afferma la necessità di intensificare il sostegno della comunità internazionale ai paesi poveri le cui risorse sono insufficienti per garantire un livello adeguato di "investimenti in capitale umano" (condizioni di salute ed livello di educazione della popolazione) da cui dipende la crescita economica di lungo periodo.

Il documento ricorda la drammatica situazione della salute nei paesi più poveri (aspettativa di vita inferiore a 52 anni, mortalità infantile del 9 per cento, bassissima spesa sanitaria pro capite, ecc.), resa ancora più grave dalla pandemia dell’AIDS e dalla persistenza di malaria e altre malattie infettive, e le crescenti difficoltà di accesso ai servizi sanitari per una gran parte della popolazione a causa del costo eccessivo. Dopo aver ricordato gli obiettivi di sviluppo stabiliti nel 1996 dai paesi industrializzati nel campo della salute nei paesi poveri (riduzione di 3/4 della mortalità materna, riduzione di 2/3 della mortalità nei bambini sotto i 5anni, accesso per tutti ai sevizi di salute riproduttiva entro il 2015), il documento formula una serie di proposte per rilanciare l’impegno della comunità internazionale per un sostegno tecnico e finanziario volto a rafforzare le capacità dei governi nazionali, delle comunità e del settore privato di attuare programmi sanitari efficaci.

La principale proposta riguarda la costituzione di un fondo fiduciario per la salute di 1 miliardo di dollari, creato con i contributi al 50 % dei governi dei G7 e delle 1000 maggiori società multinazionali, e gestito dalla Banca Mondiale in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’obiettivo sarebbe la creazione di un Servizio Multilaterale per la Salute in grado di fornire vaccini e trattamenti preventivi e curativi a prezzi più accessibili per i paesi poveri.

Altre proposte riguardano:

  • incentivi fiscali (sgravi e sussidi) alle multinazionali farmaceutiche per stimolare investimenti nella ricerca delle malattie dei paesi poveri, per mettere disposizione farmaci essenziali a prezzi ridotti (in particolare farmaci per il trattamento dell’HIV/AIDS) e per sviluppare la capacità produttiva locale nel settore farmaceutico;
  • l’assistenza tecnica e finanziaria da parte delle banche multilaterali di sviluppo per aiutare i paesi poveri nella definizione di strategie nazionali in campo sanitario con l’obiettivo di ridurre le barriere all’accesso ai servizi sanitari, eliminando il sistema basato sul pagamento a prestazione e sulla copertura dei costi da parte degli utenti e considerando l’introduzione di schemi assicurativi.
  • l’adozione del "Documento sulla strategia per la riduzione della povertà" (un documento programmatico che i paesi più poveri devono elaborare per avere accesso ai finanziamento della Banca Mondiale) come principale strumento di coordinamento tra governi, Nazioni Unite, banche di sviluppo multilaterali, altri donatori e la società civile nella cooperazione allo sviluppo in campo sanitario;
  • l’impegno dei paesi industrializzati a prevenire la ri-esportazione di medicinali prodotti nei paesi meno sviluppati e importati a prezzi scontati.

Anche per quanto riguarda l’educazione, il documento riassume la difficile situazione dei paesi poveri (bassi tassi di alfabetizzazione, in particolare per le donne, bassissima spesa pro capite, dimezzamento degli aiuti internazionali in questo settore) e ricorda gli obiettivi di sviluppo stabiliti dai paesi industrializzati (educazione per tutti entro il 2015, eliminazione delle disparità di genere entro il 2005).

Le proposte del Governo Italiano nel campo dell’educazione sono le seguenti:

  • la creazione di un fondo fiduciario (simile a quello per la sanità ma di importo non definito) gestito dalla Banca Mondiale in collaborazione con l’UNESCO, con il contributo di imprese private e governi, per rafforzare istituzioni impegnate nel finanziamento dell’educazione di base e della formazione, negli investimenti in infrastrutture (scuole, attrezzature), nella formazione di formatori e nella definizione di programmi educativi;
  • assistenza tecnica e finanziaria da parte delle banche multilaterali di sviluppo per aiutare i paesi poveri a garantire l’istruzione primaria gratuita e obbligatoria, eliminando le tasse scolastiche e riducendo altri costi come quelli dei libri di testo, e introducendo meccanismi alternativi per il finanziamento dell’istruzione di base;
  • l’adozione di sistemi di monitoraggio degli impegni e dei progressi in materia di istruzione per identificare quei paesi meno avanzati che meritano gli aiuti internazionali;
  • monitoraggio dell’impegno dei paesi poveri a ridurre lo sfruttamento del lavoro minorile per un efficace attuazione delle convenzioni dell’ILO;
  • finanziamento da parte delle organizzazioni internazionali delle attrezzature e dei costi di installazione di sistemi di istruzione a distanza, basati su Internet via satellite;
  • assistenza nella creazione di sistemi di formazione professionale che migliorino le possibilità di occupazione nel settore formale, per le donne in particolare, rafforzando i legami tra scuola e imprese per rispondere meglio alla realtà del mercato del lavoro;
  • sostegno da parte dei paesi industrializzati a programmi di cooperazione tra le università.



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