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Assemblea Attac
Rassegna Stampa








25/06 - Il Resto del Carlino: Manifesto degli artisti 'no global'

Un manifesto degli artisti a sostegno dell'organizzazione no-global Attac Italia è stato lanciato a Bologna dal regista e attore Moni Ovadia, nella giornata conclusiva della prima assemblea nazionale dell'associazione che nel Paese conta circa 5.000 aderenti.
Ovadia ha sottolineato in particolare la necessità che la cultura sia sottratta alle regole del mercato e restituita, anche attraverso la gratuità, alla fruizione da parte del pubblico.
Sul G8 di Genova, il regista ha detto che "non sono i manifestanti ad essere privi di buon senso, ma gli otto Grandi che pretendono di decidere sui destini del mondo. Le persone cosiddette perbene — ha spiegato — stanno devastando il pianeta e celebrano un sistema che affama la popolazione mondiale. È una follìa e riconoscerlo è solo una questione di buon senso". Al termine Attac ha annunciato che parteciperà alla manifestazione di Genova.



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25/06 - Repubblica: Ovadia e gli artisti noglobal
L'attore lancia un manifesto a sostegno dell'organizzazione assemblea attac

Un manifesto degli artisti a sostegno dell'organizzazione noglobal Attac Italia è stato lanciato ieri a Bologna dal regista e attore Moni Ovadia, nella seconda e conclusiva giornata della prima assemblea nazionale dell'associazione contro il neoliberarismo, fondata tre anni or sono in Francia da Bernard Cassen, e che nel nostro paese conta circa 5.000 aderenti.
Ovadia, protagonista della rinascita della musica e del teatro di cultura ebraica in Italia, ha sottolineato in particolare la necessità che la cultura sia sottratta alle regole del mercato e restituita, anche attraverso la gratuità, alla fruizione da parte del pubblico. Sul G8 di Genova, il regista ha detto che "non sono i manifestanti ad essere privi di buon senso, ma gli otto grandi che pretendono di decidere sui destini del mondo. Le persone cosiddette 'perbene' - ha spiegato - stanno devastando il pianeta e celebrano un sistema che affama la popolazione mondiale. E' una follia e riconoscerlo è solo una questione di buon senso".
Al termine di questa due giorni di studio e dibattiti (un po' la costituente italiana del movimento) Attac, "che non è un partito e nemmeno un sindacato", come ha detto Cassen, ha inoltre annunciato che l'organizzazione parteciperà alla manifestazione antiglobalizzazione del 21 luglio al vertice del G 8 Genova: ci sarà anche lo scrittore Stefano Benni, tra i fondatori di Attac, e tra i più convinti sostenitori del movimento del popolo anti Seattle.



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24/06 - Il Resto del Carlino: Seattle all'Attac del benzinaio
di Raffaello Bolognesi

E' la società civile, quella che una volta i partiti chiamavano "la base": almeno in mille ieri si sono radunati a Bologna per la prima assemblea nazionale di Attac, movimento di critica al neoliberismo. Sono facce di gente comune, tra i 20 e i 60 anni arrivati da Palermo come da Trieste, quelli che i giornali classificano come il "popolo di Seattle". "Attac non è né vuole diventare un partito o un sindacato", mette in guardia Bernard Cassen, fondatore del movimento nato in Francia nel '98, arrivato a Bologna per tenere a battesimo il varo del gruppo anche in Italia. "Il nostro - continua - è un movimento di educazione popolare all'azione". L'assemblea si entusiasma, applaude più volte a scena aperta. Qualcuno pensa persino di usare il modello e la sigla di Attac alle prossime elezioni amministrative a Bologna. "L'idea è nata in occasione della raccolta delle firme per il referendum sui buoni scuola", sostiene Raffaele Salinari, oggi presidente di una organizzazione non governativa, già consigliere comunale come indipendente di sinistra e consulente dell'ex sindaco Vitali per le relazioni internazionali. Fu lui, all'indomani della sconfitta della sinistra a Bologna nel giugno di due anni fa a porsi tra i primi firmatari di una lettera di militanti della sinistra che chiedevano al segretario ds Zani l'apertura di una discussione. Il segretario negò il confronto, e oggi si pensa a un'altra strada. "Ispirandoci alle modalità di Attac ed ai suoi temi - spiega Salinari - potremmo mettere in piedi una lista civica per le prossime elezioni a Bologna". Accanto a lui c'è Giovanni De Rose, presidente dell'Arci provinciale, una tra le poche presenze politicoistituzionali cittadine all'assemblea di ieri alle ex aule Morassutti di viale Berti Pichat. Si aggira tra i partecipanti anche Nazareno Pisauri, direttore dell'Ibc; molti altri sono sindacalisti. L'atmosfera è quella dei raduni di un tempo: magliette con il logo di Attac (il simbolo della percentuale, visto che il movimento è nato ispirando alla Tobin Tax, possibile tassa sulle transazioni finanziarie da devolvere in progetti di sviluppo) e libri di critica al neoliberismo sono in vendita per raccogliere soldi. Giovanni, capelli ricci con codino, distribuisce freneticamente fogli di preadesione all'associazione che ufficialmente nascerà solo in autunno. "In tre ore ne ho raccolte già 180"; trentamila lire per ogni sottoscrizione. A fianco, altri ragazzi preparano lo spuntino di mezzogiorno: un panino, insalata di riso, macedonia e acqua o vino per diecimila lire. Dentro nell'aula grande, Attac continua a prendere forma nelle parole degli oratori. Ad un mese dal G8 di Genova Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum (di cui Attac fa parte) lancia da qui la risposta all'offerta di dialogo arrivata dal governo. "Andremo agli incontri ma non per registrare le loro decisioni", promette. "È cambiato il governo ma non la Costituzione ed i diritti che essa sancisce". Tra gli applausi fa il suo ingresso anche Cristina Ulianga: "Vengo in rappresentanza dei popoli dell'Amazzonia, sono una donna che lotta per salvare la terra". Viene dall'Ecuador ed insieme ad un gruppo di simpatizzanti di Attac ha bloccato in mattinata per una ventina di minuti un distributore dell'Agip in viale Berti Pichat: uno striscione e dei volantini per raccontare che la società petrolifera sta costruendo nel suo paese un oleodotto di 500 chilometri che distruggerà boschi e fiumi. Nel pomeriggio si sono tenuti i quattro laboratori sui temi della finanza, della salute e dell'ambiente, delle economie sporche e della cittadinanza per gli stranieri. Questa mattina le conclusioni con Bernard Cassen e Domenico Petrella, del Comitato mondiale per l'acqua, mentre Moni Ovadia lancerà la proposta di un manifesto di appoggio alle cause di Attac firmato da artisti e intellettuali.


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24/06 - Repubblica: Contestatori globali all'Attac 'Presenteremo una lista civica'
A un mese dal G8, da tutta Italia in più di mille a Bologna per il battesimo del movimento contro il neoliberismo
di FRANCESCA PARISINI

E' la società civile, quella che una volta i partiti chiamavano "la base": almeno in mille ieri si sono radunati a Bologna per la prima assemblea nazionale di Attac, movimento di critica al neoliberismo. Sono facce di gente comune, tra i 20 e i 60 anni arrivati da Palermo come da Trieste, quelli che i giornali classificano come il "popolo di Seattle". "Attac non è né vuole diventare un partito o un sindacato", mette in guardia Bernard Cassen, fondatore del movimento nato in Francia nel '98, arrivato a Bologna per tenere a battesimo il varo del gruppo anche in Italia. "Il nostro - continua - è un movimento di educazione popolare all'azione". L'assemblea si entusiasma, applaude più volte a scena aperta. Qualcuno pensa persino di usare il modello e la sigla di Attac alle prossime elezioni amministrative a Bologna. "L'idea è nata in occasione della raccolta delle firme per il referendum sui buoni scuola", sostiene Raffaele Salinari, oggi presidente di una organizzazione non governativa, già consigliere comunale come indipendente di sinistra e consulente dell'ex sindaco Vitali per le relazioni internazionali. Fu lui, all'indomani della sconfitta della sinistra a Bologna nel giugno di due anni fa a porsi tra i primi firmatari di una lettera di militanti della sinistra che chiedevano al segretario ds Zani l'apertura di una discussione. Il segretario negò il confronto, e oggi si pensa a un'altra strada. "Ispirandoci alle modalità di Attac ed ai suoi temi - spiega Salinari - potremmo mettere in piedi una lista civica per le prossime elezioni a Bologna". Accanto a lui c'è Giovanni De Rose, presidente dell'Arci provinciale, una tra le poche presenze politicoistituzionali cittadine all'assemblea di ieri alle ex aule Morassutti di viale Berti Pichat. Si aggira tra i partecipanti anche Nazareno Pisauri, direttore dell'Ibc; molti altri sono sindacalisti. L'atmosfera è quella dei raduni di un tempo: magliette con il logo di Attac (il simbolo della percentuale, visto che il movimento è nato ispirando alla Tobin Tax, possibile tassa sulle transazioni finanziarie da devolvere in progetti di sviluppo) e libri di critica al neoliberismo sono in vendita per raccogliere soldi. Giovanni, capelli ricci con codino, distribuisce freneticamente fogli di preadesione all'associazione che ufficialmente nascerà solo in autunno. "In tre ore ne ho raccolte già 180"; trentamila lire per ogni sottoscrizione. A fianco, altri ragazzi preparano lo spuntino di mezzogiorno: un panino, insalata di riso, macedonia e acqua o vino per diecimila lire. Dentro nell'aula grande, Attac continua a prendere forma nelle parole degli oratori. Ad un mese dal G8 di Genova Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum (di cui Attac fa parte) lancia da qui la risposta all'offerta di dialogo arrivata dal governo. "Andremo agli incontri ma non per registrare le loro decisioni", promette. "È cambiato il governo ma non la Costituzione ed i diritti che essa sancisce". Tra gli applausi fa il suo ingresso anche Cristina Ulianga: "Vengo in rappresentanza dei popoli dell'Amazzonia, sono una donna che lotta per salvare la terra". Viene dall'Ecuador ed insieme ad un gruppo di simpatizzanti di Attac ha bloccato in mattinata per una ventina di minuti un distributore dell'Agip in viale Berti Pichat: uno striscione e dei volantini per raccontare che la società petrolifera sta costruendo nel suo paese un oleodotto di 500 chilometri che distruggerà boschi e fiumi. Nel pomeriggio si sono tenuti i quattro laboratori sui temi della finanza, della salute e dell'ambiente, delle economie sporche e della cittadinanza per gli stranieri. Questa mattina le conclusioni con Bernard Cassen e Domenico Petrella, del Comitato mondiale per l'acqua, mentre Moni Ovadia lancerà la proposta di un manifesto di appoggio alle cause di Attac firmato da artisti e intellettuali.


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24/06 - Il Manifesto: Attac non è una colla
Un successo la prima assemblea in versione italiana. Cassen e Agnoletto guardano al controvertice con qualche orgoglio, e senza lasciarsi intimorire. Benni fa il bipartisan
di GUGLIELMO RAGOZZINO - INVIATO A BOLOGNA

Attac, a Bologna. La prima assemblea nazionale di Attac Italia è un successo. Molte le persone sedute per terra quando si comincia; e sì che l'aula ha 500 posti. Il successo è soprattutto nella certezza, manifesta nei presenti, di fare la cosa giusta; la certezza è valutabile nel consenso che riceve la linea "pacifica, civile" ma insieme decisa a difendere - a Genova - i diritti, quelli del popolo di Porto Alegre e quelli di tutti i cittadini del mondo.
La scelta di chi apre l'assemblea è di parlare poco, in tanti; e così l'assemblea può ascoltare almeno tre interventi sullo stato di quel particolare e vasto movimento che Attac intende interpretare, come si avvicina a Genova e con quale spirito. I tre interventi sono di Bernard Cassen - il promotore del movimento Attac France che tenuto a battesimo molte altre sezioni di Attac d'Europa - di Vittorio Agnoletto che riferisce dei rapporti con il potere e di Stefano Benni che - dice - parla in veste bipartisan cioè senza scegliere tra il registro serio e l'umoristico, una riflessione di alta moralità politica, divertente e spiritosa.
Cassen è orgoglioso del cammino fatto; dall'avvio nel 1998 all'assemblea di Saint Denis è passato solo un anno. Un altro anno o poco più ed ecco il Forum mondiale di Porto Alegre dove il movimento ha trovato la conferma di giuste intuizioni. I movimenti Attac esistono in tutti i paesi d'Europa, ciascuno con la propria specificità, un grande corale movimento di educazione popolare. Nessuno vuole sostituirsi a partiti e sindacati "di cui rispettiamo il perimetro d'azione" ma nessuno può limitare gli interessi e le attività di Attac. Cassen racconta il suo incontro con il sub comandante: "Marcos mi ha detto che non appena potrà togliersi il passamontagna cercherà di mettere insieme un Attac anche in Messico". Infine fa il racconto del movimento, tra la vittoria del liberismo trionfante e Genova, anzi annucia un Porto Alegre II (30 gennaio-4 febbraio 2002) cui il governatore Olivio Dutra dello stato del Rio Grande do Sul, presente con un video, invita tutti.
Anche se è capace di chiamare l'applauso, Agnoletto mostra di non essere un vero oratore, perché altrimenti avrebbe tenuto l'argomento decisivo per la sparata finale. Dice: "Non ci devono essere segreti o zone d'ombra tra noi o differenze d'informazione. Ho ricevuto due telefonate: dal capo della polizia e dal ministero degli interni". Il primo chiedeva un incontro, a Genova, il secondo a Roma. "Se non fosse arrivata la seconda chiamata, non avremmo dato seguito alla prima". E l'oratore non professionale ha già spiegato la sostanza: andremo con una delegazione ampia, rappresentativa di tutti. "Non per trattare", ma per far sapere che non accettiamo la zona gialla.
La zona gialla è una trappola, uno spazio deputato agli incidenti. Continua Agnoletto: "Chiediamo che sia eliminato ogni vincolo al movimento delle persone, dentro e fuori Genova". Alcuni prevedono che il trattato di Schengen che ha aperto le frontiere interne dell'Unione europea sarà sospeso; se non dall'Italia, dai paesi confinanti, intollerabile ipocrisia. Frontiere aperte, invece: nessun blocco ai trasporti, stradali, ferroviari, aerei, marittimi, nessuna stazione chiusa. "Questi sono diritti di libertà, costituzionali, non negoziabili, perciò non disponibili in una trattativa. Abbiamo anche noi del social Forum una riunione a Genova. Non ci chiuderete nel Levante", vogliamo spazi veri, pubblici, aperti, fruibili. Il 20 luglio andremo intorno alla linea rossa; alcuni cercheranno anche di entrare". E Agnoletto conclude all'assemblea di Attac e al popolo di Porto Alegre, come lo chiama lui, invece di popolo di Seattle, meritandosi un grande applauso: "Se il governo ci chiama per dirci le sue decisioni, la riunione non dura neppure 5 secondi". Agnoletto esagera, ma quando ci vuole, ci vuole.
Benni finge davvero di essere indeciso, non tanto su cosa dire ma sulle parole per dirlo. C'è un'ombra criminale su di noi - inizia - me ne ero accorto da molti anni anche se non sapevo che si chiamasse globalizzazione. Anni lontani. C'era Kissiger, Attac era una colla e si leggeva l'Uomo a una dimensione di Marcuse. Al cinema, i film americani di serie b parlavano di alieni venuti dallo spazio. Per instaurare il loro dominio, il governo dei terribili bacelloni, si presentavano così: "piccoli, pelati, fardati". Una delle risposte dei terrestri era ed è quella di dialogare con i conquistatori, che continuano a ripetere parole incomprensibili, intraducibili: "Nasdaq, nasdaq". Come i più anziani sanno, la sconfitta degli invasori non si otteneva in battaglia; i bacelloni avevano raggi verdi che riuscivano a far fuori le armi dei nostri. Si vinceva invece per contagio. I bacelloni erano sconfitti dal raffreddore, dai piccoli virus. Virus tremendi per i mostri dello spazio esterno. Virus insopportabili, mortali (metaforicamente s'intende) sono modi di essere e impegni che noi qui, noi a Genova ("anch'io sarò a Genova") possiamo già assumere. "Li dico tutti in fila, ma ognuno aggiunga i suoi": durata, integrità, continuità, attenzione, solidarietà, responsabilità. A Genova bisogna crescere e tenere. Si vince non per gli scudi di plastica (a proposito; "qualcuno dovrà spiegare se sono davvero gli scudi di plastica a stabilire la violenza") ma se il movimento continua, più forte, dopo; se saremo cresciuti, dopo, allora avremo vinto: in ogni caso, vincere e perdere sono termini da prendere con autoironia. Non bisogna cadere nella trappola dell'evento; il fatto vero, importante è: dobbiamo durare.
Benni si fa più serio. "Chi rischia davvero sono i centri sociali. Sono loro ad aver datto politica in questi anni, "hanno tirato fuori il meglio da una generazione" che tutti hanno abbandonato. E racconta, con parole affettuose e ironiche, con quale ospitale disinteresse è accolto, come chiunque, in un centro sociale. Quando Benni sta per finire il sistema microfono-altoparlante collassa. E lui commenta: lo sapevo che era meglio non nominarlo il terribile Kissinger.


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22/06 - Repubblica: Domani e domenica assemblea a Bologna dei "moderati"
La manifestazione Attac, una due giorni antiglobalizzazione
di FRANCESCA PARISINI

Le prove generali per "un mondo migliore" partono da Bologna. Domani e domenica si riunirà sotto le due torri l'assemblea nazionale di Attac Italia, la sezione nazionale dell'associazione francese Action pour une taxation des transactions financieres d'aide aux citoyens, costola importante del popolo di Seattle che si batte contro la globalizzazione dei mercati, e che porterà la sua protesta al prossimo G8 di Genova.
A Bologna, gli organizzatori — che ieri hanno enuto una conferenza stampa in Comune — si attendono "centinaia, forse un migliaio di persone". L'assemblea, che si svolgerà nelle aule ex Morassutti in viale Berti Pichat, "non sarà un congresso fondativo, ma un primo momento di incontro e di confronto". Verrà presentato il manifesto degli artisti pro-Attac e antiglobalizzazione, guidati dal regista Moni Ovadia.
Evitano di parlare con nome e cognome in evidenza ("Singolarmente vogliamo sparire", precisano), ma gli esponenti di Attac Italia hanno le idee chiare: "Siamo per una forma non violenta di protesta, ma cercheremo di ostacolare lo svolgimento del G8. E comunque la violenza dei manifestanti è la reazione a una violenza più grande che c'è nel mondo: c'è una bella differenza tra rompere una vetrina e affamare milioni di bimbi". Attac Italia, che ha raccolto già circa 2 mila adesioni nel nostro Paese, annuncia che la due giorni di assemblea vivrà due momenti, uno politico e uno artistico culturale. Sabato in piazza Santo Stefano, dalle 22, si potrà assistere a interventi e letture di Stefano Benni, Bettin, Pino Cacucci, Marco Paolini, Stefano Tassinari e Roberto Freak Antony.


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22/06 - Il Resto del Carlino: Si radunano sotto le Torri mille contestatori del G8

Le prove generali per "un mondo migliore" partono da Bologna. Domani e domenica si riunirà sotto le due torri l'assemblea nazionale di Attac Italia, la sezione nazionale dell'associazione francese Action pour une taxation des transactions financieres d'aide aux citoyens, costola importante del popolo di Seattle che si batte contro la globalizzazione dei mercati, e che porterà la sua protesta al prossimo G8 di Genova.
A Bologna, gli organizzatori — che ieri hanno enuto una conferenza stampa in Comune — si attendono "centinaia, forse un migliaio di persone". L'assemblea, che si svolgerà nelle aule ex Morassutti in viale Berti Pichat, "non sarà un congresso fondativo, ma un primo momento di incontro e di confronto". Verrà presentato il manifesto degli artisti pro-Attac e antiglobalizzazione, guidati dal regista Moni Ovadia.
Evitano di parlare con nome e cognome in evidenza ("Singolarmente vogliamo sparire", precisano), ma gli esponenti di Attac Italia hanno le idee chiare: "Siamo per una forma non violenta di protesta, ma cercheremo di ostacolare lo svolgimento del G8. E comunque la violenza dei manifestanti è la reazione a una violenza più grande che c'è nel mondo: c'è una bella differenza tra rompere una vetrina e affamare milioni di bimbi". Attac Italia, che ha raccolto già circa 2 mila adesioni nel nostro Paese, annuncia che la due giorni di assemblea vivrà due momenti, uno politico e uno artistico culturale. Sabato in piazza Santo Stefano, dalle 22, si potrà assistere a interventi e letture di Stefano Benni, Bettin, Pino Cacucci, Marco Paolini, Stefano Tassinari e Roberto Freak Antony.



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22/06 - Liberazione: Nasce Attac Italia, un'occasione per rifondare la politica
di Salvatore Cannavò

Grazie alla solidarietà internazionale attivata dalla rete di Attac, in poco più di un mese sono stati raccolti i fondi necessari per permettere a 25 sindacalisti russi di partecipare alle giornate di Genova, il prossimo luglio. Dei 35mila franchi (oltre 10 milioni di lire) necessari allo scopo, ne sono stati raccolti 45mila. Su *Grain de Sable*, il bollettino internazionale di Attac la notizia è commentata così: "Per la prima volta, in un’iniziativa internazionale, avremo la presenza significativa di quelli e quelle che in Russia sono impegnati nella resistenza alla mondializzazione liberista".
In Francia, in seguito agli scioperi e alle lotte promosse dalla Cgt contro i licenziamenti della Danone (in presenza di cospicui profitti finanziari) Attac France ha lanciato una campagna di boicottaggio dei prodotti della multinazionale che in pochi giorni ha ottenuto il sostegno di oltre il 70% dei francesi. A Calais, quando i sindacati hanno organizzato la manifestazione di protesta, Attac è riuscita a coinvolgere e mobilitare cittadini, giovani, altri lavoratori estranei all’azienda, ma solidali con i licenziati e desiderosi di uno strumento per dimostrarlo.
A Goteborg, una settimana fa, abbiamo assistito a una manifestazione, “celebre” ormai per gli spari della polizia, in cui Attac Svezia ha assunto un ruolo centrale. Dice Susan George: "Attac Svezia ha attualmente tra i 4mila e i 5mila aderenti; in confronto alla popolazione svedese è quanto o forse più che in Francia dopo solo un anno di esistenza e questo va riconosciuto come un fenomeno politico significativo".
Attac esiste anche in Tunisia ma i suoi militanti vivono in uno stato di intimidazione permanente: sorvegliati giorno e notte, oggetto di continue vessazioni e di periodici arresti arbitrari. Da qualche giorno hanno iniziato uno sciopero della fame e il prossimo 1 luglio terranno il loro primo congresso, per il cui svolgimento chiedono la partecipazione e il sostegno dell’opinione pubblica europea. La campagna è stata già lanciata in Francia e si appresta ad essere amplificata in altri paesi.
Infine una ciliegina: nel 1998, l’idea di costituire un’associazione che avesse come scopo una mobilitazione internazionale attorno alla Tobin tax (questo è stato all’inizio Attac, anche se il suo rapido sviluppo e la sua articolazione hanno subito una metamorfosi qualitativa), non raccoglieva che un nucleo di “visionari” e di intellettuali militanti. Nel corso dell’ultima settimana - la settimana del dialogo con il “popolo di Seattle” - la proposta della Tobin tax è finita, udite udite, in bocca al ministro Rocco Buttiglione che, tra un attacco e l’altro all’autodeterminazione delle donne, ha trovato il tempo di occuparsi anche di questo.

Una fase nuova
Qualcosa sta accadendo, è innegabile. Una nuova generazione, scrollatasi di dosso le sconfitte del Novecento e i residui del fallimento delle sinistre storiche, ha imboccato, di nuovo, la strada delle lotte, della voglia di un futuro diverso, di un “altro, possibile, mondo”. Non era scontato. Non lo era fino a un decennio fa, prima che un ciclo di avvenimenti importanti (dall’apparizione dello zapatismo, alle lotte sindacali e sociali francesi, al “ritorno” della questione contadina, al risveglio del movimento antiliberista negli Stati Uniti, il “cuore dell’impero”) cambiasse il volto al pianeta e riproponesse la prospettiva dell’anticapitalismo come prospettiva credibile e praticabile. Intendiamoci, non che siano cambiati chissà quali rapporti di forza: il liberismo riesce ancora a dominare il mondo; i lavoratori e le lavoratrici sono piuttosto deboli e frammentati; nuove guerre e sempre più gravi minacce (l’effetto serra) pesano sul destino dell’umanità. Però si avverte un clima nuovo, una stagione nuova.

La scoperta del “glocale”
C’è un ritorno alla politica che coinvolge innanzitutto giovani generazioni desiderose di partecipazione e di protagonismo diretto. Figli e figlie di uno sviluppo che insieme alla modernizzazione offre una regressione di civiltà e un immiserimento morale e materiale per molti e molte ormai insopportabile. Attac, dove ha funzionato (in realtà quasi dappertutto), ha rappresentato uno strumento ottimale per veicolare questa volontà e questa potenzialità. Uno strumento percepito immediatamente come l’agente capace di unire la visione *globale* (della finanza, del ruolo delle multinazionali.) a problemi *locali* (i licenziamenti, la difesa dell’ambiente, la stessa difesa dei diritti civili).
Capace, ancora, di far dialogare tra loro soggetti assai diversi e fino ad oggi distanti e sordi. La presenza in Attac Italia della sinistra Cgil o della Camera del lavoro di Brescia insieme alla nuova Confederazione Cobas, di associazioni come l’Arci e Manitese accanto a Punto Rosso, di tre giornali della sinistra, Carta, il manifesto e Liberazione, di associazioni “pioneristiche” come la Lila e di tanti militanti di Rifondazione, che provano a sperimentare discorsi, pratiche e iniziative comuni, parla anche di questo.
Ed è questo che probabilmente ha convinto oltre duemila persone ad associarsi (in gran parte per via telematica, anche se stanno cominciando le iscrizioni vere e proprie), a formare una ventina di gruppi locali, a costruire iniziative importanti già sul territorio, a collocare il controvertice di Genova come meta obbligata della propria azione politica. Un bisogno di partecipazione e protagonismo che parla anche di un desiderio diffuso di rifondazione della politica, di cui oggi a Bologna, nella prima assemblea nazionale di Attac Italia, sarà possibile vedere i volti. E’ una scadenza importante quella che si svolgerà nelle aule della ex Morassuti, non scontata fino a un po’ di tempo fa, almeno fino a Porto Alegre, ma piena di speranze per il futuro. Per quello, ormai prossimo, che porta a Genova, ma soprattutto per quello più ambizioso che punta a trasformare il mondo.


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22/06 - Il Manifesto: A BOLOGNA Domani e dopo Attac-Italia

"Riappropriamoci del nostro mondo". Con questo slogan parte la prima assemblea nazionale di "Attac-Italia", che si terrà domani e dopodomani (23-24 giugno) a Bologna presso le aule ex Morassuti, in viale Berti Pichat 6. Un'occasione "per discutere il futuro del mondo globalizzato e dell'Italia dopo le elezioni politiche e in vista del G8 di Genova, un laboratorio di alternative politiche e sociali al neoliberismo".
Questo il programma della due giorni. Domani, dalle 10 alle 13, sono previsti gli interventi di Laudani, Cassen, Dutra e del direttivo di Attac-Italia; nel pomeriggio laboratori su Tobin tax, salute e ambiente, economie sporche, frontiere della cittadinanza. La giornata prosegue dalle 22 in piazza Santo Stefano con festa popolare, banchetti e punti informativi. Domenica, invece, dalle 10 alle 14 sono previsti gli interventi di interventi di Cassen, Ovadia e Petrella. L'ingresso è rigorosamente libero.
Per maggiori informazioni la segreteria organizzativa di Attac-Italia fa capo a Fiorino Iantorno, 0577-45858; 0349-9141375, e-mail iantornofi@libero.it
Preiscrizioni e sottoscrizioni: cc Banco Posta numero 24145583, causale "preiscrizione o sottoscrizione a Attac Italia".


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22/06 - Il Manifesto: E l'Italia andò all'Attac

Vento di Francia Fissata la prima assemblea nazionale dell'Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e l'aiuto ai cittadini. Una rete mondiale
di PIERLUIGI SULLO

Attac sta diventando famosa. Qualche giorno fa, il Piccolo di Trieste (giornale solitamente attento, peraltro) ha scritto che "Attack" è una organizzazione "eco-terrorista". Basta una kappa in più. In questi giorni di Göteborg e nervosismi sul vertice dei G8, vari giornali hanno scoperto che nella città svedese un ruolo forte l'aveva Attac Svezia, che infatti è nata non più di un anno fa e conta già sette o ottomila iscritti. Il Corriere della Sera di lunedì ha pubblicato la fotografia di Bernard Cassen, il quale, oltre che direttore generale di Le Monde Diplomatique, è presidente di Attac Francia, nonché uno tra i principali promotori del Forum sociale mondiale di Porto Alegre.
Più misterioso è che cosa significa la sigla Attac: vuol dire Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e l'Aiuto ai Cittadini. E meno noto (ma non ai lettori del manifesto, che hanno potuto vedere sia sul quotidiano che su Le Monde Diplomatique edizione italiana il programma) è che sabato e domenica prossimi, a Bologna, si terrà la prima assemblea nazionale di Attac Italia. Senza esagerare, un autentico fatto nuovo (e da molti lati). Di cui vale la pena di illustrare alcune delle peculiarità.
La prima notazione è questa: Attac Italia nasce come parte della rete europea e mondiale di Attac. Non è cosa da poco. Certo, già esistono reti internazionali come quella delle ong per la cooperazione allo sviluppo, quella delle associazioni di solidarietà con gli zapatisti, la Marcia mondiale delle donne, People's global action, le Tute bianche (abbiamo visto che a Göteborg marciavano, a mani alzate, finlandesi e svedesi) e così via. Attac è una di queste reti, che appunto ha co-promosso il Forum sociale mondiale di Porto Alegre, si è a sua volta connessa con Via Campesina, ad esempio, cioè con i Sem Terra brasiliani e la Confédération paysanne di José Bové, tra gli altri, nonché con lo stesso Esercito zapatista, dopo l'incontro di Cassen con il subcomandante Marcos, nel marzo scorso a Città del Messico. Insomma, per dirla in una parola: Attac funziona, nelle relazioni globali dei movimenti antiliberisti, come filo tra gli uni e gli altri. Oltre ad avere una sua personalità ben definita, a partire dalla campagna per la tassazione dei capitali di ventura (la Tobin tax), per proseguire con le molte campagne che a questa si sono aggiunte nel tempo. Il prestigio intellettuale dell'Associazione aiuta: "Tutto è nato - si legge nel libretto "Tutto su Attac" ad uso nei nuovi iscritti - da un'editoriale di Ignacio Ramonet su Le Monde Diplomatique intitolato 'Il pensiero unico'".
Non è dunque per caso che la spinta definitiva per creare Attac anche in Italia sia venuta dall'esperienza della delegazione italiana al Forum sociale di Porto Alegre, nel gennaio scorso. Certo, se ne parlava già da un anno, si partecipava alle riunioni di Attac a Parigi e un discorso si era avviato in un incontro, nel settembre scorso a Milano, con Cassen. Ma la quadratura del cerchio si è avuta in Brasile, quando le centocinquanta persone rappresentanti di gruppi, reti e associazioni le più diverse hanno constatato di poter lavorare insieme (grazie anche al lavoro di Vittorio Agnoletto, "portavoce" della delegazione): perciò riuscì, la delegazione italiana, ad imporre all'attenzione la cosa di cui ora tutti parlano: Genova.
Ecco dunque che, al ritorno, una lunga serie di associazioni e gruppi (di cui è meglio non fare l'elenco, perché è troppo lungo), aree sindacali sia confederali che di base e della sinistra politica, giornali e associazioni di sinistra e cattoliche, hanno avviato un processo costituente, diciamo così. Alla vigilia dell'assemblea bolognese esiste un comitato direttivo provvisorio, esistono una trentina di gruppi in altrettante città, un paio di migliaia di aderenti, e Attc Italia partecipa attivamente al Genoa social forum. Differenze di opinioni, anzi di culture, talvolta assai profonde, non hanno impedito di elaborare il documento comune del direttivo che, sulla situazione italiana, in specie dopo le elezioni del 13 maggio e prima di Genova, sarà presentato all'assemblea. Che però, attenzione, non vuole essere l'assemblea di fondazione, che si pensa di organizzare in autunno. Bologna sarà un'altra cosa, almeno nelle intenzioni.
Ai politici e ai giornalisti che si chiedono in questi giorni "ma insomma che diavolo vogliono questi tipi che protestano?" si potrebbe consigliare di venire all'assemblea e di interloquire. A Bologna, sabato e domenica, si faranno sì assemblee plenarie, ma il grosso dei lavori consisterà in "laboratori", gruppi di discussione e di elaborazione sui temi che premono di più al movimento antiliberista. La linea è quella di Porto Alegre: se "un altro mondo è possibile", allora dobbiamo chiederci, sull'ambiente come sul lavoro, sulla finanza criminale come su quella legale (la differenza è sottile), sulla democrazia, come vogliamo cambiare il mondo che c'è.
A discuterne verranno (come si può vedere dal programma, nella scheda qui a sinistra) intellettuali, militanti, amministratori con molte etichette, ma convinti che, di fronte al liberismo (di cui, in Italia, Berlusconi è il principale portatore insano), le vecchie ricette sono inservibili. E che Genova è un tornante a cui bisogna arrivare molto ben preparati.
A questa convinzione si somma quello che comincia (finalmente) a diventare un movimento culturale. Moni Ovadia, l'attore, vuole proporre ad esempio a Bologna un "Manifesto degli artisti" contro il liberismo, e tra una discussione e l'altra, sabato sera, persone come Stefano Benni e Pino Cacucci, Marco Paolini (con l'inseparabile Gianfranco Bettin) e Stefano Tassinari, nonché Mario Pirovano (con Johan Padan, regia di Dario Fo) leggeranno, discuteranno e reciteranno per i partecipanti all'assemblea e per tutti i bolognesi che vorranno venire.


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