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FORUM COSCIENZE POLITICHE
Seminari "autogestiti" 2002/2003.

 

Sarà martedì 5 Novembre 2002 (h16:30 aula A str. Maggiore 45) il primo seminario organizzato dal forum sociale di facoltà e riconosciuto con crediti formativi. I crediti possono essere inseriti nei piani di studio da QUALSIASI FACOLTA'.
Il 5 Novembre Francesco Strazzari (ricercatore dell'istituto universitario europeo) aprirà il ciclo di seminari su "guerre, conflitti globali".
Di seguito c'è tutto il necessario per connettersi con queste attività, capirne il significato e magari riprodurle in altre facoltà.
L'appuntamento con i giornalisti è alle 16:30 sul luogo del seminario. (per info. 347.0804416 - coscienze@libero.it)

 

 


 

 

in pillole

I Seminari proposti dal Forum Co/Scienze Politiche sono aperti a tutti e possono essere inseriti nei piani di studio come crediti a scelta dello studente.
Per farsi riconoscere i crediti è necessario inserire queste attività nel piano di studio (vedi sotto denominazioni esatte)
I seminari proposti nascono dalla discussione dei gruppi tematici del forum, ai quali si può partecipare liberamente.
La riforma prevede un 5% di crediti a scelta dello studente, perciò da qualsiasi laurea si deve poter accedere a questi crediti. Segnalateci ogni deroga a questo principio.
Le modalità di verifica verranno chiarite al primo incontro.
Date e orari dei seminari saranno scelti cercando il più possibile di evitare sovrapposizioni.
Per ricevere notizie, orari e aggiornamenti è consigliabile lasciare un contatto (e.mail preferibile) a coscienze@libero.it
(Per iscriversi alla mailing list del Forum Co/Scienze Politiche invia una pagina vuota a coscienze-subscribe@topica.com, riceverai un avviso in inglese al quale dovrai semplicemente rispondere senza scrivere nulla)

 

 


 

 

the mean

Lettera aperta alle studentesse e agli studenti della facoltà di Scienze Politiche: Seminari a.a. 2002/03

Il forum Co/scienze politiche nasce all'inizio dello scorso anno accademico con l'intento di portare all'interno della facoltà l'incredibile esperienza di movimento emersa in tutta la sua portata dopo le giornate di Genova. L'obiettivo che il forum si è posto, sin dal primo momento, è stato quello di dare espressione politica alla specificità della condizione studentesca all'interno dei processi di trasformazione innescati da quella che comunemente viene definita "globalizzazione neoliberista". Rimarcare la specificità della condizione studentesca ha significato prima di tutto articolare la propria pratica non semplicemente in termini di mobilitazione di piazza, ma cercando di utilizzare gli strumenti e le conoscenze acquisiti nel corso della nostra esperienza universitaria per avviare un percorso di analisi, comprensione ed elaborazione collettiva delle problematiche e contraddizioni inerenti ad alcune questioni che abbiamo ritenuto fondamentali. Un percorso di studio che si è articolato attraverso quattro gruppi tematici (migranti, guerre globali, consumo critico, comunicazione) il cui lavoro è stato in grado di innescare percorsi di critica che riteniamo essere non solo centrali nell'ambito di un più generale percorso formativo, ma anche il primo passo verso una consapevole presa di parola politica.
Grazie all'impegno di molti studenti, la facoltà ha riconosciuto il potenziale formativo contenuto nell'attività del forum, approvando i due seminari "autogestiti" che qui proponiamo - "Guerre, conflitti globali" e "Migranti: lavoro, stigma sociale, genere" (vedi descrizione a lato) - ed attribuendo a ciascuno di essi due crediti. Una proposta che mira a rispondere ad un'esigenza che appare sempre più impellente alla luce della nuova riforma universitaria: quella di creare spazi non solo di apprendimento (passivo) ma anche di partecipazione alla definizione degli ambiti disciplinari e delle metodologie di analisi. Il nostro scopo principale è quello di ricercare un sapere che non sia interno e funzionale a quel sistema che, ancora una volta genericamente, è definito dalla globalizzazione neoliberista, ma che sia in grado di coglierne le contraddizioni allo scopo di definire luoghi e pratiche politiche. Quello di fornire agli studenti una possibilità di scelta e di partecipazione alla definizione del proprio percorso formativo, attraverso l'allargamento e l'approfondimento delle tematiche scelte e la messa in rete di esperienze e conoscenze.
In questo senso, la partecipazione ai seminari "autogestiti" può rappresentare, per tutti gli studenti, una prima reale alternativa al percorso formativo imposto da questa riforma universitaria, volta ad una sempre più marcata specializzazione, settorializzazione e mercificazione delle conoscenze, tutta interna ad un processo di ridefinizione del mercato del lavoro funzionale alle nuove esigenze del sistema produttivo. La rigidità degli ambiti disciplinari e la riduzione e semplificazione dei programmi di studio per rispondere ai nuovi tempi della formula 3+2, e dunque un generale impoverimento dei contenuti delle lauree triennali cui si associa la proliferazione di master, stage e crediti (anche finanziati e influenzati da Confindustria) dimostrano come lo scopo di questa riforma sia anche quello di annientare il potenziale critico (e dunque politico) del sapere e la possibilità di farne un uso non interno e funzionale alla sopravvivenza ed allo sviluppo del modello capitalistico ma alternativo o antagonista ad esso.
L'internità e la strumentalità della riforma agli interessi del mercato sembra essere confermata dal suo carattere classista: l'aumento delle tasse per le lauree specialistiche deciso (strategicamente) durante l'estate dal Magnifico Rettore, i criteri d'accesso ai vari livelli di formazione mascherati di meritocrazia (tra il 17 e il 19 novembre si svolgeranno i test d'accesso alle quattro lauree specialistiche attivate presso la facoltà di Scienze Politiche) ma di fatto tutti economici (le tasse per questo tipo di lauree costeranno da 1700 a 2100 Euro l'anno), oltre a riportarci indietro di cinquant'anni, rendono il sapere accessibile solo a quanti di fatto condividono gli interessi del sistema, precludendo in questo modo ogni possibilità di mobilità sociale e soprattutto cristallizzando rapporti di dominio e subordinazione.
Questo progetto mira a sperimentare un tipo di formazione open source, aperto in ogni sua fase, all'interno del quale la circolazione, la critica e la produzione di conoscenze siano libere ed accessibili a tutti, in cui le potenzialità della "cooperazione sociale" siano in grado di imporsi contro il modello di università che si sta prefigurando, fatto dalle e per le élite, che riduce il sapere ad una merce a pagamento negandone ogni valenza critica. Per questo motivo invitiamo i nuovi iscritti (e non solo) ad aderire a questo progetto, inserendo nel proprio piano di studi i quattro crediti qui proposti, come parte di un'autonoma scelta formativa, come percorso di "contro-formazione", e dunque non solo di acquisizione ma anche e soprattutto di critica del sapere istituzionale. Questo ha significato fino ad ora l'esperienza dei gruppi di lavoro di Co/scienze politiche: muovere dalla propria condizione specifica, quella di studenti, e dal proprio specifico spazio, l'università, per creare strumenti capaci di mettere in discussione e dunque modificare l'esistente.

Buon lavoro a tutte/i.

Forum Co/Scienze Politiche

 

 

 


 

 

2° semestre (2003)

Progetto per attività 2002-2003
"Migrazioni: lavoro, stigma sociale, genere"
Forum Co/scienze politiche

Nome dell’insegnamento_Migrazioni: lavoro, stigma sociale, genere
crediti 2
ore frontali 12
tipo di attività seminariale
referente Prof. Ricciardi

 

Premessa: questa proposta è da considerarsi come attività formativa proposta con il concorso degli studenti per l’A.A. 2002-2003 (art. 11, reg. di facoltà) e può essere seguita con profitto per l’acquisizione dei crediti a scelta dello studente disposti per la riforma universitaria. Lo scopo di queste attività è lo studio di tematiche attinenti alle attività didattiche di Scienze Politiche, l’allenamento e la valorizzazione delle capacità di ricerca del singolo e del singolo nel collettivo. Le attività proposte sono rivolte al tutti gli studenti di scienze politiche. Il quadro iniziale si riflessione sarà messo in continua discussione e le tesi sotto proposte saranno la base di partenza per un’analisi critica del fenomeno.

Obiettivi formativi: l’intento di questo progetto è quello di affrontare la questione delle migrazioni articolando il discorso su tre tematiche ritenute centrali: lavoro, stigma sociale e genere. Queste tre dimensioni di riflessione consentono, da una parte, di cogliere la paradigmaticità del migrante rispetto ad un processo di trasformazione della società, dall’altra di metterne in luce la specificità e l’irriducibilità ad un orizzonte societario complessivo; più in generale ciò ci consente di cogliere l’attuale processo di destrutturazione della cittadinanza e di diversificazione dei diritti. Il saggio di Marshall "Cittadinanza e classe sociale" ci presenta una visione progressiva ed espansiva della cittadinanza e dei diritti: dai diritti civili all’estensione dei diritti politici, tramite il suffragio universale, fino al riconoscimento dei diritti sociali, in una dinamica di inclusione e riconoscimento. Negli ultimi venti anni la cittadinanza ha seguito un graduale e diversificato processo di esclusione di cui i migranti sono le principali vittime: irriducibili all’orizzonte omogeneo e in quanto tale escludente dell’universalismo dei diritti, essi rappresentano un centrale soggetto critico di quello stesso orizzonte.

Lavoro: mira a cogliere da un lato le trasformazioni oggettive del modo di produzione capitalistico, dall’altro i percorsi di potenziale sottrazione, di fuga, di lotta che definiscono l’odierna soggettività politica del lavoro vivo.
Sul piano strutturale, il nuovo sistema di accumulazione capitalistico non può più essere sintetizzato nel modello fordista, ma contemporaneamente non può nemmeno essere ridotto ad una mera apologia delle nuove forme di lavoro all’interno dell’ideologia post-fordista. La nozione di lavoro migrante, infatti, ci permette di cogliere quella figura del lavoro sociale che attraversa una molteplicità di collocazioni lavorative sia interne che esterne alla fabbrica, mostrando la coesistenza, piuttosto che la reciproca esclusione dei due modelli sopra citati. I cambiamenti strutturali fin qui descritti si risolvono sul piano della cittadinanza in un crisi dell’universalismo dei diritti ed in una frattura tra lavoro e titolarità di questi ultimi.

Stigma: lo stigma sociale che il migrante esibisce in ogni momento, nella sua radicale esclusione dall’orizzonte societario, attraverso forme esplicite di discriminazione che non soltanto condizionano pesantemente le sue relazioni sociali, ma lo costringono sistematicamente a muoversi all’interno di un orizzonte comunitario, che, se da una parte rappresenta un meccanismo di difesa, dall’altra non fa che riprodurre quelle stesse dinamiche di esclusione.

Genere: Condizioni specifiche, dunque, che si ripropongono nella condizione delle donne migranti, non solo lavoratrici, non solo stigmatizzate, ma anche, e prima di tutto, donne. La condizione di invisibilità comune a tutti i migranti, si radicalizza infatti per le donne, che vi sono costrette in quanto lavoratrici, poiché nella maggior parte dei casi esse svolgono attività domestiche, e in quanto generalmente vittime di cultura e tradizioni patriarcali, solamente diverse da quelle occidentali, che le privano di qualunque spazio di espressione pubblico. La riflessione su questa tematica potrebbe prendere le mosse dallo studio del pensiero politico femminista, attraverso la lettura di testi scelti, in relazione alla dicotomia pubblico/privato e al concetto stesso di cittadinanza.
Metodi e contenuti disciplinari: fondamentale è la scelta dell’impianto seminariale in luogo delle lezioni frontali, per costruire un percorso di in cui la partecipazione dello studente sia centrale nell’elaborazione dei contenuti. Il corso mira a sviluppare l’analisi dei testi e il confronto collettivo, in un processo di formazione che fa dell’interdisciplinarietà (storia economica e sociale, sociologia, filosofia politica) un presupposto fondamentale.

dispensa: disponibile presso la copisteria da Gigi strada maggiore 66/a ( in continuo aggiornamento)

 

 

 


 

 

 

1° seminario il 5 Nov. 2002
Progetto per attività a.a. 2002/03
"Guerre, conflitti globali"

Forum Coscienze Politiche

Insegnamento Guerre, conflitti globali
crediti 2
Ore frontali 12
Tipo di attività A scelta
docente Tarozzi

 

  • Martedì 3 Dicembre 2002
    AULA Ac/o Palazzo Hercolani, Facoltà di Scienze Politiche Bologna str. Maggiore 45. dalle h 16:45 circa
    Forum Co/Scienze Politiche gruppo "guerre, conflitti globali" all'interno dei cicli di seminari autogestiti
    presenta:"MOLTITUDINI, GUERRA, CONTROLLO SOCIALE"
    si discute insieme ad Alessandro De Giorgi autore tra gli altri di "tolleranza Zero"(deriveapprodi) e "il governo dell'eccellenza"(OmbreCorte)

 

Premessa: Questa proposta si inscrive come attività formativa proposta con il concorso degli studenti per l’A.A. 2002-2003 (art.11 reg. di facoltà) e può essere seguita con profitto per l’acquisizione dei crediti a scelta dello studente disposti dalla riforma universitaria.

Lo scopo di queste attività è lo studio di tematiche attinenti alle attività didattiche di Scienze Politiche, l’allenamento e la valorizzazione delle capacità di ricerca del singolo e del singolo in un collettivo.

Le attività proposte sono rivolte alla totalità degli studenti.

Il quadro iniziale di riflessione sarà messo in continua discussione e le tesi sotto proposte saranno base di partenza per un’analisi critica del fenomeno.

Gli obbiettivi Formativi: La tesi che si vuole esplorare e verificare, riguarda l’ondata di guerre scatenate dopo la fine dell’ordine mondiale fondato sui blocchi contrapposti. Esauritosi il bipolarismo della guerra fredda, nonostante l’importanza e il peso del cambiamento politico, i conflitti non sono diminuiti di intensità e di numero.
Cambiato il panorama geopolitico, però, sono mutati i significati dei conflitti aprendo una fase in cui la fissità degli stati e dei confini non è più così stabile.
Venendo meno le motivazioni riconducibili agli equilibri della guerra fredda è cambiato anche il lessico degli interventi militari. "Peace keeping", "polizia internazionale", "bombardamenti umanitari", "guerra al terrore" e "stati canaglia" sono soltanto alcune delle espressioni utilizzate durante le guerre in Iraq (1990), Balcani (99) e Afganistan.
Possono essere individuati in particolare questi tre momenti per analizzare il mutamento che ha attraversato la concezione della guerra nel quadro mondiale fino ai giorni nostri.
In occasione della guerra in Iraq è pronunciata per la prima volta l’espressione "polizia internazionale".
Nei Balcani dopo molti interventi inefficaci, la N.A.T.O. agisce per la prima volta in maniera offensiva pur essendo un’alleanza difensiva. La giustificazione sono i "bombardamenti umanitari".
Con la guerra in corso in Afganistan cambia anche il nemico, non è più uno stato, nasce l’espressione "guerra al terrore", esistono stati fiancheggiatori, gli "stati canaglia".
Secondo Hobbes si può parlare di crimine soltanto all’interno dello stato, la guerra è un atto di sovranità. La distinzione esterno-interno, come difesa-attacco, è una delle dicotomie che sono venute meno nel sistema internazionale e sulla quale occorre soffermarsi.
La guerra assomiglia sempre più ad un’operazione di polizia, gli eserciti svolgono sempre più funzioni di polizia, mentre la polizia svolge sempre più funzioni da esercito in particolare nel controllo dei flussi migratori e nella guerra alla criminalità.
Con il terrorismo ed in particolare con l’11 Settembre l’esigenza di controllo è aumentata e grazie ai supporti tecnologici diventa ogni giorno più reale, sia su grande scala (dal sistema Echelon ai satelliti in orbita) che in piccole dimensioni (telecamere a circuito chiuso, sistemi di sorveglianza). Ciò, oltre a produrre un aumento esponenziale delle spese militari, provoca la continua restrizione delle libertà.
La creazione di tribunali speciali, la continua riproposizione della logica dell’emergenza segnalano un oggettivo indebolimento del diritto. I militanti di Al-Queda ora nella base USA di Guantanamo sono pubblicamente privati dei diritti garantiti dalla carta di Ginevra e subiranno processi con procedure speciali. Il concetto di guerra giusta porta alla legittimazione della guerra solo da una parte. Il nemico non è considerato tale, perché trasformato in criminale, senza diritto di resistenza all’invasione. Nei tribunali speciali vige la presunzione di reato, contraria a qualsiasi norma giudiziaria dello stato di diritto. Diritto e guerra sembrano quindi essere in contrapposizione. L’emergenza sostituisce lo stato di diritto con lo stato di guerra.
Inoltre la dottrina dei diritti umani, evocata per legittimare interventi, non è esente da annose contraddizioni, perdendo il suo carattere universale diventa valida soltanto a seconda di chi la rivendica. I cosiddetti "effetti collaterali" provocano in tutte le guerre il 90% di vittime civili e appare evidente l’abissale differenza del valore della vita data dai governi e presentata all’opinione pubblica, quando essa è legata a militari occidentali rispetto ai civili, quasi che fossero vittime sacrificabili all’esigenza di stabilità.

Vi è poi il versante economico.

Se da una parte è facilmente individuabile un primato del potere militare negli USA altrettanto non si può dire del versante economico. Le imprese multinazionali, oltre ad essere un prodotto della globalizzazione rappresentano l’autonomizzazione degli interessi dei capitali rispetto ai singoli stati nazione.
Oltre a rilevare l’emersione di una vera e propria economia di guerra legata all’industria produttrice di armi, si può notare che esistono situazioni dove prevale l’intervento economico su quello militare, ma i morti sono più numerosi delle guerre combattute.
La decisione del fondo monetario internazionale di introdurre un tiket sull’esame della Malaria in un paese dell’Africa, ad esempio, è un vero e proprio atto di guerra che può produrre centinaia di morti.
Organismi internazionali come Banca Mondiale (WB), Fondo Monetario Internazionale (IMF), Organizzazione mondiale dei commerci (WTO) hanno sottratto sovranità agli stati e stabiliscono modelli di sviluppo e cooperazione dai quali è quasi impossibile sottrarsi soprattutto per i paesi meno industrializzati. E’ questa una forma di controllo che spesso sostituisce l’intervento militare.
In ogni modo, asprissimi conflitti si misurano oggi sul piano economico.
Siamo in presenza di un nuovo colonialismo su scala globale? Cosa si propone la nuova "missione civilizzatrice"? Le reazioni terroristiche, si pongono come alternative ad essa o sono solo pedine impazzite dello stesso scacchiere? Esiste un fronte d’interessi comune dell’occidente o siamo in attesa di nuove fratture?
La guerra contemporanea ha obiettivi sempre meno definiti e sempre più agisce da stabilizzatore dei mercati, strumento utile per un ricorso nelle situazioni di crisi. La stabilità del sistema appare come obiettivo primario, la rimozione delle cause dello scontro appare sempre in seconda battuta (vedi comparazione spese approvate dal G8 di Genova per il terzo mondo e le spese militari annuali della NATO), in questo contesto la scomparsa o la progressiva eliminazione di conflitti armati o attacchi terroristici sembrano molto lontane.
La vaghezza con cui si stabiliscono gli obbiettivi spazio-temporali degli interventi e le sempre più frequenti emergenze dovute dal contesto internazionale lascerebbero presagire la prospettiva di una guerra permanente di bassa intensità.
All’analisi del quadro globale cercheremo di analizzare e rispondere a questi quesiti trattando anche le specificità di alcune zone geografiche.

I contenuti disciplinari:

  • Attualità delle tesi realiste, pacifiste, razionaliste delle relazioni internazionali.
  • Analisi del funzionamento delle istituzioni internazionali.
  • Diritti umani. Ecc.

Programma delle attività:

  • Creazione di una Bibliografia.
  • Realizzazione di seminari, incontri assembleari.
  • Compilazione di tesine o relazioni orali.

dispensa: disponibile presso la copisteria da Gigi strada maggiore 66/a ( in continuo aggiornamento)

Modalità di verifica del profitto: La verifica del profitto sarà a cura del Prof. Tarozzi che terrà colloqui orali durante le normali sessioni d'esame di "Sociologia dello Sviluppo". Per chi non è studente di questo corso è consigliabile contattare preventivamnete il professore durante l'orario di ricevimento [mercoledì dalle 11:00 alle 13:00] per concordare le modalità di verifica oppure scrivere a:



Filosofia, Info in pillole, inserimento nei piani di studio e accreditamento, progetti completi_ tutto su: http://italy.indymedia.org/news/2002/11/103469.php


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