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Verità per Napoli e Genova
Piazza Maggiore - Ore 17.
Presidio con la lettura delle testimonianze delle violenze subite dai manifestanti


Il 17 marzo 2001 si svolgeva a Napoli la più grande manifestazione svolta fino ad allora in Italia contro la globalizzazione neoliberista.
30.000 persone sfilavano contro il governo elettronico dei paesi più ricchi su quelli più poveri del Pianeta e contro il controllo sociale attraverso le nuove tecnologie.
Per la prima volta, grazie al capillare lavoro della Rete Noglobal campana, il movimento dei movimenti è riuscito a saldare le proprie rivendicazioni globali con le lotte locali di soggetti sociali come i disoccupati, gli immigrati, gli studenti.
Lo stesso giorno lo Stato italiano, guidato da un governo di centrosinistra, in accordo con i propri potenti partners internazionali decideva di rispolverare vecchi metodi di maltrattamento e d’umiliazione di chi dissente, di chi non accetta passivamente le conseguenze drammatiche di un’economia capitalistica affamatrice e distruttrice.
Al termine del corteo, confluito in piazza Municipio, le forze dell’ordine reprimevano il tentativo di rompere l’assedio poliziesco che costringeva il centro di Napoli a diventare zona rossa, off-limits per tutti coloro che non rappresentavano un governo o una multinazionale e, chiudendo da tutti i lati la strada ai manifestanti, li caricavano ripetutamente e davano inizio ad un’ignobile mattanza.
Non contenti, nelle ore successive, alcuni reparti di polizia passavano in rassegna gli ospedali cittadini per rintracciare i feriti e quindi li sequestravano illegalmente conducendoli nella caserma Raniero per sottoporli a illegittime perquisizioni corporali, minacce (soprattutto ai più giovani, per raddrizzarli, si intende), maltrattamenti e violenze psicologiche di stampo fascista.
Non è apparsa un’azione, certamente, improvvisata ma frutto di una scelta politica premeditata che avrebbe poi trovato imitazioni e riscontri nei mesi successivi: con il ferimento quasi mortale di un ragazzo a Goteborg e con l’uccisione di Carlo Giuliani, l’aggressione squadristica alla Diaz e le torture della caserma di Bolzaneto a Genova.
In questi giorni, le inchieste aperte dai magistrati di Napoli, che hanno deciso di arrestare alcuni degli agenti di PS e dei funzionari DIGOS responsabili dei fatti di Napoli, hanno fatto emergere il primo anello di quella strategia repressiva.
Ma la polizia non si può toccare; qualsiasi tipo di impunità deve essere garantito a chi difende le istituzioni oligarchiche che governano la globalizzazione, di destra o di sinistra che siano.
Oggi i sindacati di polizia di Bologna scendono in piazza, seppur divisi, per rivendicare questo privilegio e per raccogliere l’appoggio dei partiti più sensibili alla difesa del’Ordine e della Sicurezza.
Alcuni ostentano il termine sbirro come prerogativa di prepotenza e di durezza, altri si difendono corporativamente ma tutti quanti si collocano in una posizione che rivendica protezione e impunità.
Trovano ascolto e appoggio nei partiti di destra e nella giunta di questa città, e ambiguità, tanta ambiguità nei partiti di sinistra e in chi dovrebbe opporsi senza tentennamenti ad un imbarbarimento della vita democratica del proprio paese.
Anche noi del movimento contro la globalizzazione capitalistica, dei social forum siamo in piazza per raccontare la verità sui fatti di Napoli, per leggere le testimonianze delle decine di persone sequestrate e percosse, anche casualmente, quel 17 marzo, per indicare le responsabilità politiche di quelle violenze di Stato.

Continueremo a farlo, stasera, con la presentazione del libro e la proiezione del video “Zona Rossa” e discutendone con gli autori della Rete Noglobal di Napoli
All’Ex Mercato ortofrutticolo di via fioravanti 24
Alle ore 21.30
A cura del Laboratorio Autorganizzato Kontroverso

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Info: www.contropiani2000.org


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