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SABATO 22 DICEMBRE DALLE ORE 15.00
IN PIAZZA NETTUNO
TENDA DELLA DIGNITA'

 



  • Proiezione del video "Clandestino? No cittadino" realizzato durante la Marcia per la Dignità del 1 dicembre
  • Mostra fotografica sulla situazione dei CPA Bolognesi
  • Punto informativo sul DDL Bossi Fini e sulle precarie condizioni di vita dei cittadini migranti nella nostra città

l'iniziativa è promossa dal gruppo Migranti del BSF e dai residenti dei CPA Guelfa, Certani, Arcoveggio



NON RESTEREMO IN SILENZIO!

L'1 dicembre 2001 con la marcia della dignità, migliaia di cittadini migranti e italiani hanno manifestato la loro protesta contro il disegno di legge Bossi-Fini e il clima di scontro tra culture alimentato dalla guerra. Abbiamo rivendicato il riconoscimento di spazi di vita e cittadinanza in una città, Bologna, che nonostante le belle apparenze costringe i migranti ad una condizione di marginalità ed emarginazione.

La giunta Guazzaloca, palesando tutta la sua responsabilità, ci ha volutamente ignorato. Questo non può e non deve avere seguito.

La lotta deve continuare e coinvolgere tutta la realtà bolognese

  1. per il diritto alla regolarizzazione e per l'uscita dalla clandestinita' di tutti coloro che vivono e lavorano in italia
  2. per il diritto di voto
  3. per il trasferimento delle competenze per i permessi di soggiorno dalle questure ai comuni
  4. per l'accesso ai diritti sociali: salute, casa, istruzione, lavoro
  5. per la chiusura dei centri di detenzione e per la garanzia del diritto alla difesa
  6. per una legge organica che garantisca il diritto di asilo


PROPONIAMO alle cittadine e ai cittadini:

  1. la celebrazione dell'anniversario della strage della "Uno Bianca": 23 dicembre ore 11, via Gobetti (loc. Fornace)
  2. un sopraluogo al Centro di permanenza temporaneo di Via Mattei
  3. assemblee aperte presso i centri di prima accoglienza



EMERGENZA FREDDO:
PER CHI E' NATALE

Il freddo è emergenza. I roghi sono emergenze ripetute. Le emergenze sono situazioni estreme dove le possibilità si annullano.

In questo dicembre freddo abbiamo perso Sofya, di due mesi e il fuoco ha distrutto le baracche di via Sostegnazzo, luogo di residenza di 40 persone, nucleo emblematico dei "non aventi diritto": oggetto di allontanamenti, controlli, sgomberi e di ogni azione repressiva degna di dare "sicurezza" all'immaginario dell'elettore medio, nutrendo di argomenti campagne elettorali e tavoli di concertazione istituzionale costruiti sull'emergenza.

Le istituzioni locali hanno costruito e "distrutto" tre sistemi di prima accoglienza rivolti a fasce deboli di minoranze etniche seguendo l'applicazione di leggi locali e nazionali. Questi sono i campi nomadi (legge regionale 47/88), i centri di prima accoglienza per immigrati (legge Martelli 39/90) e i centri per profughi (legge 390/92).

Queste sono realtà residenziali nate e nutrite dalle emergenze, pietrificate e cristallizzate dall'eternizzazione dei tempi di interventi mai verificati, dove "l'ospite" si assistenzializza e funge da scusa per evitare "nuove accoglienze".

Queste sono soluzioni che allontanano l'integrazione dei nativi e dei nuovi arrivati, impostando i loro rapporti sui meccanismi della forza lavoro, sull'usa e getta, sulla flessibilità persino delle relazioni e dei legami sociali.

Dai dati relativi all'attività della Polizia Municipale di Bologna, nel 1998 risultano effettuati 120 sgomberi per occupazioni abusive di stabili e 677 allontanamenti di caravan di "nomadi" dalla città, attività che si intensifica nel 1999, anno in cui vengono portati a termine 1792 controlli sui "nomadi", 678 controlli e sgomberi di aree occupate abusivamente da "nomadi" ed extracomunitari, 154 controlli nei "Centri di prima accoglienza" per immigrati e profughi. Nel 2000 gli sgomberi arrivano a 453 e a 1495 i controlli "persone sbandate e dedite ad illegalità di vario genere".

I meccanismi si perfezionano con gli anni per creare ancora più disagio e diffidenza intorno a persone bisognose di accoglienza e di percorsi strutturati per uscire dalle emergenze, per creare mostri passando dai centri di accoglienza ai centri di detenzione: il lager di via Mattei sarà pronto sotto Natale.

Riteniamo che dovrebbe essere perseguibile penalmente chi abbandona intere famiglie in condizioni così disumane ed è per senso di umanità, della nostra e loro dignità, che occorre intervenire al più presto, con soluzioni concrete e non con sgomberi o rimpatri più o meno forzati.

La memoria degli attentati della "Uno Bianca", il 23 dicembre in via Gobetti, è presente. Non lasciamo al freddo il suo operato. Non lasciamo che il crimine si perpetui.



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