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Sabato 7 dicembre alle ore 15,30
Saremo in Piazza Nettuno per un
presidio/manifestazione
per protesta contro gli ultimi arresti
così come faranno
altre migliaia di compagn* in altre città italiane

 

 

IL MOVIMENTO NON SI ARRESTA


Quando affermiamo che "un altro mondo è necessario" è perché siamo consapevoli che la quotidianità di questo "mondo globalizzato" è fatta di discriminazioni e ingiustizie contro i soggetti sociali più deboli, è fatta di precarietà, sfruttamento e attacco ai diritti sindacali nei luoghi di lavoro; che si concretizza nella negazione dei diritti di cittadinanza e di libera circolazione dei migranti e nel controllo totale sul nostro vivere quotidiano. Conosciamo le ingiustizie che ogni giorno sono costretti a vivere nelle carceri e nei centri di detenzione etnici migliaia di poveretti sempre più abbandonati alla loro disperazione. Lottiamo per la pace, contro la guerra dei poteri tecnocratici e dei grandi interessi economici che schiacciano le popolazioni di tanti paesi del Sud del mondo. Ma, in queste settimane, assistiamo a un'altra serie tragica di ingiustizie, che ci tocca direttamente come movimento: prima gli arresti di Cosenza, il "riconoscimento" per l'assassino di Carlo Giuliani e "dell'uso legittimo delle armi", infine, di alcuni giorni fa, altre 23 "restrizioni di libertà" (carcere, arresti domiciliari, obblighi di firma) per altri compagni accusati di episodi inerenti alle giornate di Genova contro il G8 del luglio 2001. I compagni vengono arrestati dopo sedici mesi dai fatti di Genova per il pericolo di inquinamento delle prove, di reiterazione dei reati ascritti loro, per la loro pericolosità. Quindi, dei magistrati della nostra Repubblica li ritengono molto più pericolosi degli oltre cento uomini delle forze dell'ordine che a Genova sono sospettati di aver picchiato, massacrato e torturato in piazza, nella caserma di Bolzaneto e alla scuola Diaz e che, però, sono e restano regolarmente al loro posto. Pur non sposando noi la "teoria del complotto", fanno di tutto per farci sospettare che, contro il movimento, un complotto lo stiano realizzando. Non è credibile, infatti, che dietro questa "concorrenza" tra Procure non ci sia qualcosa di preordinato o una decisione presa a tavolino. A pensare male in questo paese si fa sempre meno fatica!
Ci hanno dato dei sovversivi e noi non rifuggiamo da questa "responsabilità" Sì, siamo tutti sovversivi, perché vogliamo cambiare lo stato presente delle cose. Ci possono incarcerare, denunciare, processare, ma non ci possono fermare. Hanno paura dell'intreccio che a Firenze sì è realizzato tra movimento dei movimenti e movimento dei lavoratori. Temono che il movimento, specie nel Sud (vedi la manifestazione di Cosenza contro gli arresti o i picchetti di Termini Imerese contro i licenziamenti Fiat) crei dei percorsi di riunificazione sociale. Possono tentare di dire che Genova è stata "devastata" dai "no-global", ma noi che eravamo presenti, siamo consapevoli di essere stati solo le vittime di una strategia internazionale che intende criminalizzare e reprimere il movimento dei movimenti. Così come siamo consapevoli che tutto quello che è avvenuto in Piazza Alimonda, le reazioni di gran parte del corteo partito dallo stadio Carlini, hanno una sola origine e una sola responsabilità: le cariche violentissime dei carabinieri, coi blindati lanciati a 60 km all'ora contro la folla, nei confronti di un corte che era stato autorizzato. Nelle parole di Eurialo Provenzani, uno dei 23 raggiunti dalle misure cautelari, amico di Carlo Giuliani, si comprende chiaramente cosa è successo: "Prima della carica dei carabinieri in via Tolemaide io non avevo fatto niente. Non ho mai rotto una vetrina in vita mia. Non ho nulla di cui vergognarmi. Ci avevano massacrato. Ci avevano picchiato, lo sanno tutti. Se quella del carabiniere Placanica è stata legittima difesa, perché non dovrebbe essere altrettanto per me? Ho avuto una reazione ad un attacco violentissimo. Dovrebbe essere valutato il comportamento delle forze dell'ordine in via Tolemaide, l'attacco indiscriminato al corteo del Carlini. Ci fu un rapporto di causa ? effetto: fu legittima difesa".
Con questo regime di "docce scozzesi", tra arresti e scarcerazioni, incriminazioni e assoluzioni, ci vogliono spingere nel tunnel cieco "repressione-violenza-represssione", Ma non cadremo in questa trappola, non ci trascineranno sul terreno dello "scontro frontale" che è quello che prediligono. Abbiamo dimostrato, dal 24 luglio 2001 (le centinaia di migliaia di persone in tutte le piazze italiane contro la mattanza del G8), con le manifestazioni contro la guerra, con i cortei per i migranti, con Genova 2002, con il Social Forum Europeo di Firenze, con il corteo di Cosenza che noi abbiamo percorso strade diverse da quelle che loro vorrebbero farci incrociare. Terremo duro in questi nostri propositi.

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