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Orange Clockwork








Senza timbrare nessun cartellino, alieni dal ricevere contributi, espropriati da garanzie sociali ma messi quotidianamente al lavoro nella più grande impresa reticolare che il globo abbia mai visto ergersi.
La "fabbrica dei saperi" si chiama scuola, università, centro di ricerca, internet, centro sociale. Ognuno sviluppa modelli organizzativi diversi, eventuali gerarchie, priorità produttive.
Come nelle vecchie industrie a fondamento del processo produttivo sono le materie prime, i saperi, il trasporto delle materie prime, la comunicazione, i mezzi produttivi, le menti umane.
Ognuno di noi è risorsa fondamentale di questo processo produttivo, ognuno di noi è miniera, fabbrica e vettore di storie, tradizioni, linguaggi, conoscenze, creatività. Ogni essere umano è portatore di un prodotto immateriale che è contemporaneamente grezzo e finito, capace di accrescersi e diffondersi nella società attraverso la relazione sociale. Tutto questo "arsenale immateriale" potrebbe essere fonte di inestimabile ricchezza orizzontalmente diffusa ma "i nuovi padroni delle ferriere" hanno già ben pensato come degradare il sapere a merce, ingabbiando le conoscenze nel copyright e nelle proprietà intellettuali. La blindatura delle conoscenze nei forzieri delle multinazionali grava soprattutto sulle società più povere impossibilitate all'utilizzo di tecnologie necessarie allo sviluppo produttivo e a una migliore qualità della vita. E' come se nel XIX secolo agli USA fosse stato proibito di adottare le tecnologie inglesi o nel XX secolo si fosse proibito al Giappone di copiare le tecnologie occidentali.
Lo studente è una delle figure che più contribuisce alla produzione e alla circolazione di saperi. L'ordinamento sociale, coerentemente, lo lascia sguazzare nella "flessibilità" del precariato esistenziale: assenza di reddito garantito, carenza di servizi agli studenti, emergenza casa, ecc.
Inoltre l'accesso a quelli che sono i suoi mezzi di produzione viene penalizzato dall'alto costo di libri, dischi, cinema, ecc. Tradotto, SIAE, e ancora, copyright.
La quotidianità si scontra con la blindatura dei saperi nei suoi molteplici aspetti.
L'università aperta al "territorio" diviene uno dei laboratori della "new economy" della conoscenza. I laboratori vengono asserviti alle esigenze di enti e imprese. Tutto questo con la sostanziale disinformazione della componente studentesca.

N.A.T.O. incognito

Tra le varie imprese e organizzazioni che finanziano progetti all'università di Bologna spicca per i numerosi contributi culturali "seminati" per il mondo la N.A.T.O. (fonte: sito www.nato.int)
Dal 1958 la Nato sostiene dei programmi scientifici con la finalità di consolidare il dominio scientifico dei paesi aderenti attraverso la ricerca e la relazione fra ricercatori dei diversi paesi. Viene quindi riconosciuta la centralità della circolazione dei saperi. Dagli anni '90 la ricerca Nato diviene un affare globale che interessa 46 paesi su quattro sottoprogrammi:

  • Borse di ricerca scientifica;
  • Cooperazione scientifica e tecnologica (fisica e ingegneria, scienza e tecnologia della vita, scienza e tecnologia dell'ambiente e della terra, scienze e tecnologie legati a la sicurezza);
  • Sostegno alle infrastrutture di ricerca (costituzione reti informatiche, politica e organizzazione della scienze e della tecnologia);
  • Scienza al servizio della pace

Consideriamo questi finanziamenti alla ricerca erogati attraverso sovvenzioni ai ricercatori come ottimo strumento della Nato per crearsi una legittimità e per gettare le basi per eventuali progetti di interesse militare.
Denunciamo alle studentesse e agli studenti, alla comunità accademica, alla società civile, alla cittadinanza la presenza di progetti finanziati per la distruzione di nessuna utilità sociale all'interno dell'Università pubblica.
Rivendichiamo una clausola etica e di dignità per l'istituzione universitaria.
Rileviamo una sempre più insistente pressione privata che mina l'indipendenza del sapere pubblico. Esso non può essere asservibile ne a logiche aziendali o ancor peggio militari.
In quanto produttori di linguaggio e strumenti di socializzazione di sapere rivendichiamo un reddito che ponga fine alla condizione di precarietà, smantellamento dei servizi sociali come il diritto allo studio.
Rifiutiamo il merito come strumento di selezione che crea disuguaglianze invece di ridurle.
Rifiutiamo la selezione classista, l'innalzamento delle tasse e il costo della vita che silenziosamente producono l'esclusione di strati della società privandoli della conoscenza.
In quanto Immaterials Workers of the world (lavoratori immateriali del mondo) oggi indossiamo la tuta arancione solidarizzando con le lotte di tutti i lavoratori della nuova economia, ribellandoci alla sua nuova forma di sfruttamento.

Bologna, giornata di lotta 13 Febbraio 2002
Spazio Sociale Studentesco

Il testo dell'accordo tra SIAE-CNA e Confartigianato stracciato pubblicamente davanti al Rettore invitando tutti gli studenti alla disobbedienza verso la legge 248/2000 che impone una tassa fino a 135£ nel 2005 per una pagina fotocopiata.


ACCORDO TRA SIAE E ASSOCIAZIONI CATEGORIA PER FOTOCOPIE
29/12/2000

SIAE (Società Italiana Autori Editori), AIE (Associazione Italiana Editori) e SNS ( Sindacato Nazionale Scrittori) hanno raggiunto l'accordo con CNA (Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola e Media Impresa) e CONFARTIGIANATO in rappresentanza di gran parte delle copisterie italiane, per la quantificazione e le modalità di riscossione dei diritti d'autore relativi alle fotocopie di libri.

Si tratta dell'attuazione dell'art. 2 della Legge n. 248 "nuove norme sul diritto d'autore" che recepisce le disposizioni in vigore negli altri paesi europei in materia di protezione delle opere a stampa, stabilendo il principio di un compenso ad autori ed editori per le opere fotocopiate. Tale compenso sarà corrisposto su ogni fotocopia di "opere dell'ingegno",(nei limiti del 15% di ciascun volume secondo il dettato della legge), dai titolari delle copisterie alla SIAE, che provvederà poi a riversare il ricavato agli autori ed agli editori.

Oltre a fissare le tariffe, l'accordo prevede un comitato paritetico composto da 3 rappresentanti delle Associazioni firmatarie e 3 rappresentanti della SIAE, col compito di monitorare l'attività di fotocopiatura, l'applicazione della convenzione ed esaminare eventuali problematiche che dovessero sorgere.
In ragione della collaborazione da parte delle Associazioni dei centri di fotocopiatura e dell'adozione di speciali sistemi informatici per fornire dati che contengano anche l'identificazione delle opere (quantità delle fotocopie), sono state previste riduzioni per i minori costi di esercizio a carico della SIAE. Il prezzo sarà, quindi, di 65 lire a pagina fotocopiata per arrivare nel 2005 a 135 lire.
Precedentemente all'entrata in vigore di questa legge, le fotocopie dei libri tutelati non erano permesse, anche se di fatto venivano molto spesso praticate. Nel '99, secondo una stima dell'AIE, il danno subito a causa delle fotocopie "selvagge" è stato per i soli editori, di oltre 570 miliardi, con riflessi negativi anche per gli autori (-30 miliardi), per le librerie (- 190 miliardi) e per i distributori (- 100 miliardi). Ora con la nuova legge e l'entrata in vigore dell'accordo la possibilità di fare le fotocopie di opere librarie viene resa legittima.

www.natidallaresistenza.com





Il Resto del Carlino 13/02/02
Sit in nell'ufficio del Magnifico
di Federica Gieri

La protesta degli studenti sale sempre più in alto. Un gruppetto di sette ragazzi denominato 'Nati dalla Resistenza' dopo avere pagato il biglietto di ingresso, è salito in cima alla Torre Asinelli e da lì ha calato uno striscione di circa 30 metri con la scritta 'scuola pubblica per tutti'.
E' tornata in piazza la protesta dunque e non in un giorno qualsiasi: ieri era infatti la 'Giornata di azione studentesca'. In alcune città italiane gli studenti disobbedienti hanno manifestato il loro dissenso contro la riforma Moratti.
Tutto è avvenuto in pochi minuti. Arrivati in cima alla Torre intorno alle 15.20, i ragazzi hanno srotolato la loro 'bandiera' grazie ad un ingegnoso sistema di cavi (frutto di una notte insonne di lavoro).
Nessun intoppo durante la manovra, a parte un venticello che agitava lo striscione (come zavorra c'erano due bottigliette piene d'acqua e una spranga di ferro). Finita l'operazione - in cima all'Asinelli c'erano una ventina di turisti -, i ragazzi hanno festeggiato con un bicchiere di latte. Intanto, sotto la statua di San Petronio altri compagni distribuivano volantini ai passanti, tutti con il naso all'insù.
Puntuali sono arrivati polizia, carabinieri e Digos, chiamati dal gestore della Torre. Corso in cima, l'uomo - la cui famiglia 'cura' il monumento da cinquanta anni - ha chiuso dentro i ragazzi. «Gli ho sbarrato la porta alle spalle, sequestrandoli - ha raccontato, molto innervosito da tutto quel trambusto -. Gli ho detto di ritirare lo striscione, mi hanno risposto che aspettavano la Digos».
In un primo momento sembrava che gli studenti dovessero andare in Questura. Falso allarme invece, tutti a casa. Fermo restando che, oltre alla denuncia d'ufficio della Questura (lo striscione è stato sequestrato), partirà anche quella del gestore.
«I ragazzi - ha spiegato l'uomo che ha preferito non rivelare ai cronisti il suo nome - hanno tutto il diritto di dire la loro, ma non devono venire qua con questi mezzi pericolosi. Cosa sarebbe accaduto se si fosse staccato uno dei pesi? Un macello ed il responsabile sono io».
«Prima che salissero - ha aggiunto - ho controllato i primi quattro zaini, ma non il quinto, dove c'era lo striscione».
La giornata di 'Azione studentesca' si era aperta in modo altrettanto frizzante con un blitz, in Ateneo, delle tute
arancioni, «lavoratori immateriali (chi produce saperi, ndr) a cui non vengono riconosciuti reddito e diritti». A
mezzogiorno una dozzina di universitari dello Spazio sociale studentesco si è fiondata dentro al Rettorato.
I giovani, preceduti da due simbolici mini carri armati e due missili colorati (tutti di cartone), hanno improvvisato un sit in davanti all'ufficio del Rettore, Pier Ugo Calzolari.
Al centro della contestazione il rischio della privatizzazione dei saperi (presenza di privati finanziatori in Università) e le ricerche in corso in alcuni dipartimenti, tutte finanziate dalla Nato. Calzolari non si è sottratto all'incontro con le 'tute' e dopo un breve scambio di battute, ha invitato i ragazzi ad uscire. Sul fronte Nato, il Magnifico si è limitato ad un «verificherò». «Spero - ha aggiunto - vengano incrementati i finanziamenti dei privati, il dramma dell'Università pubblica è che manca del sostegno dei privati. Ben venga dunque la volontà di finanziare, quanto al controllo degli organi preposti sarà rigorosissimo».



Repubblica Bologna 13/02/02
Manifesto con lo slogan "scuola pubblica per tutti" la protesta
Blitz degli studenti striscione contro la Moratti sulla torre degli Asinelli
ILARIA VENTURI

«SCUOLA pubblica per tutti»: è lo striscione lungo trenta metri apparso ieri nel primo pomeriggio dall'alto della torre Asinelli. Il blitz del gruppo di studenti Nati dalla Resistenza è durato una decina di minuti. Un gruppo di ragazzi, prima bloccato dal custode in cima alla torre, è poi sceso per raggiungere gli altri manifestanti che hanno volantinato in strada per spiegare i motivi della protesta. Un'azione simbolica che si è svolta, in forme diverse, in tutta Italia ad opera degli studenti Disobbedienti «per sensibilizzare i cittadini sul tema dell'istruzione pubblica». Sul posto sono intervenuti poliziotti, carabinieri e una squadra della Digos: tutti i partecipanti alla manifestazione sono stati identificati.
Dopo la pausa di gennaio, riprende così la protesta delle scuole contro la riforma Moratti. Domani gli studenti partiranno con un treno speciale per lo sciopero a Roma. E si fanno sentire gli universitari. Ieri mattina un gruppo di studenti dello Spazio sociale ha promosso un sit in in rettorato per opporsi alla «mercificazione del sapere» e per denunciare «i contributi della Nato a sostegno di programmi scientifici». Gli studenti parlano di «tre progetti universitari finanziati dalla Nato».
«Chiediamo trasparenza su questi progetti, l'indirizzo politico della ricerca deve essere figlio del confronto tra tutta la comunità universitaria» dice Antonio Monari dell'unione degli universitari. Il gruppo di universitari indossava tute arancioni in solidarietà con i lavoratori in sciopero della Matrix Virgilio. «Fuori la Nato dall'università» hanno gridato in coro. E ancora: «Il sapere è un bene immateriale di cui ognuno di noi è portatore». Il rettore Pier Ugo Calzolari li ha incontrati nell'atrio del rettorato e si è detto disponibile a fissare un incontro per discutere dei problemi sollevati.



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