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Presidio a Bologna San Ruffillo
contro i Treni della Morte
26 Febbraio 2003
Ore 15
Per arrivare con gli autobus: 27 fino a Rizzoli e poi 13 in direzione San Ruffillo. Oppure il 96.

 

Questa notte, dall'1 alle 3 e 30, abbiamo visto cosa concretamente significa "Stato di guerra". Tre/quattrocento tra agenti di polizia e carabinieri hanno circondato la stazione di S.Ruffillo, il piazzale della stazione è stato riempito di blindati, ogni via di fuga è stata chiusa. Tutti in antisommossa, con scudi e manganelli, ci hanno rincorso lungo i binari, mentre altri poliziotti tenevano chiusa la stazione, impedendo ai giornalisti e ad altri compagni di entrare.
Noi eravamo una quarantina, molti erano stati prima al blocco di Fornovo. Siamo stati informati poco prima di mezzanotte che i tre treni che erano stati per lungo fermi a Verona si stavano muovendo velocemente verso Bologna, per essere a Pisa entro le tre. Hanno deciso un percorso diverso rispetto a quello dei primi giorni, perché Fornovo era bloccata.
Ai compagni che si sono lamentati sulla mailing-list perché le informazioni in rete non passano con frequenza, devo dire che non può essere assolutamente lineare il meccanismo della circolazione delle notizie: cambiano in continuazione le informazioni come pure i percorsi dei treni, per molte ore il treno che tutti aspettavano a Fornovo è addirittura sparito nel nulla. E poi, se si è sui binari, non si hanno tanti computer a portata di mano. Abbiamo i telefonini, ma spesso non prendono la linea, telefoniamo ai compagni sparsi ai vari presidi e ci arrivano notizie molto diverse e contraddittorie tra di loro. Non si possono mandare a caso senza vagliarle un minimo. Poi, all'improvviso, arrivano altre informazioni e tutto ricomincia da capo. Come potete ben capire, si fa quel che oggettivamente si può.
Tornando alla stazione di S. Ruffillo, quando i poliziotti ci hanno rincorso sui binari erano molto tesi; i funzionari ci hanno detto che non c'era nessun margine di trattativa, che l'ordine perentorio del Ministero era di sgomberare i binari in qualsiasi modo, con qualsiasi mezzo. Abbiamo rischiato il massacro e un arresto di massa. Ma non siamo caduti nella trappola.
In quelle condizioni, con quel forte livello di rischio, usando bene la testa, abbiamo ottenuto il massimo che si poteva fare: i treni dovevano arrivare a Pisa alle 3, solo alle 3 e 15 sono partiti da Bologna.
E quando i treni sono passati ci siamo resi conto di un altro cambiamento rispetto ai giorni scorsi: davanti ai due convogli carichi di materiale bellico è passato un treno civetta (la locomotiva più due carrozze passeggeri), a metà tra l'agenzia Pinkerton dei treni del Far West e i convogli blindati tedeschi della Seconda Guerra Mondiale. Il "treno civetta" era carico di poliziotti e carabinieri con il compito di togliere eventuali ostacoli umani che si frapponessero al passaggio dei "treni della morte". Se questa non è guerra ditemi voi come la si può chiamare.
A questo punto, qualche piccola considerazione politica. Le azioni dirette, di disobbedienza, rispetto ai "treni della morte", pur se fatte soprattutto da gruppi di militanti e attivisti del movimento hanno avuto una buonissima capacità di comunicare alla stragrande maggioranza delle persone che in queste settimane hanno espresso il loro sentimento contro la guerra (bandiere della pace, manifestazione del 15 febbraio e le varie iniziative che si sono tenute sui territori). Sono state anche un esempio concreto che il meccanismo della guerra si può inceppare. Ora però, di fronte alla recrudescenza dello Stato di Guerra che il governo ha deciso di percorrere, si tratta di trasformare i presidi e i blocchi delle stazioni in appuntamenti capaci di coinvolgere, anche fisicamente, il maggior numero di uomini e di donne, di ragazzi e di ragazze.
C'è una proposta lanciata dal coordinamento italiano del Forum Sociale Europeo per domani (mercoledì 26 febbraio): presidi in tutte le stazioni che possono essere coinvolte nel passaggio dei convogli della morte e una manifestazione nel tardo pomeriggio nel luogo di arrivo a Pisa.
A Bologna, il punto di presenza sarà la stazione di S.Ruffillo, dalle 15 in avanti. Dobbiamo trasformarlo in appuntamento di massa, dobbiamo far sì che i primi ad arrivare siano gli studenti, ma poi, alla fine del lavoro, siano centinaia i lavoratori a recarsi alla Stazione sulla Via Toscana.
Alle 21, infine, è convocata da tempo un'assemblea alla Sala del Barracano (via Santo Stefano 119) per presentare la campagna "Questo mondo non è in vendita", contro la nuova versione dell'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (GATS), in difesa dei servizi pubblici, contro il WTO.
Un ringraziamento finale alle tante persone che sono venute ieri pomeriggio alle 18 all'iniziativa del Tavolo Cittadino contro la Guerra, per circondare con le bandiere della pace il Comune di Bologna e la sua maggioranza guerrafondaia. E' stata l'ennesima testimonianza concreta di come Bologna ripudi la guerra.

 

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