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Tavolo contro la Guerra di Bologna

 


 

 

 

CHIAMARLE UMANITARIE NON VALE PIU’ LA PENA

Per dieci anni ci avevano abituato alle resurrezioni di Hitler. Tutto è cominciato quando ci hanno raccontato delle spine staccate dagli iracheni dalle incubatrici dei neonati kuwaitiani. “ Fessi voi che ci avete creduto!”, ci hanno spiegato qualche anno più tardi. Ma che importa, ormai la guerra era già stata fatta nel nome dell’umanità.
Così per dieci anni le guerre mediatiche hanno accompagnato quelle vere e proprie, per farci digerire ovunque bombe all’uranio impoverito, devastazioni di impianti chimici (Jugoslavia) e di depositi farmaceutici (Sudan), e spari e bombe – non metaforiche - anche sulla Croce Rossa (Afghanistan).
Massacravano le generazioni presenti togliendo a quelle future il diritto all’esistenza. Ma secondo gli ultimi “ giusti di Sodoma “ è così che si salvano i bambini dalle deportazioni.
Tutto ciò è in buona parte passato di moda, fa parte di un’altra stagione. Ci hanno voluto assuefare alle esigenze della realpolitik senza bisogno di giustificazioni.
La breccia è stata aperta. Non è necessario parlare di diritti umani di tutto l’universo. Basta e avanza il diritto sacrosanto di difendere i propri interessi. E per difendere al meglio i propri interessi la miglior difesa è l’attacco e prevenire è meglio che curare.
Oggi è una delle stagioni dei Bush, stagioni che si avvicendano con altre stagioni.
Oggi contro Bush si trovano in tanti; Stati, istituzioni politiche e religiose, media, società civili. Ci fa piacere, è una grossa occasione per provare a fermare questa guerra; ma a noi non basta, noi avremmo voluto e vogliamo fermare anche altre guerre, fatte nel nome dell’umanità, dei diritti di una civiltà superiore, di un qual si voglia popolo eletto, di qualche Dio trascendente o del dio denaro.
Sappiamo, che difendendo la pace e la vita degli altri difendiamo e difenderemo anche la nostra idea di democrazia, il nostro diritto a sputtanare i borseggiatori di verità che imperversano sui media, il nostro diritto di resistenza alle svolte autoritarie fatte nel nome dello stato di guerra, di sicurezza, di necessità.
Vogliamo continuare a denunciare in futuro quello che ci siamo permessi di denunciare negli ultimi quattro anni, quando eravamo in pochi contro la guerra bipartisan e trasversale: le guerre cancerogene ed ecologiche che hanno prodotto morti ad orologeria nei Balcani e ne creeranno tra le nostre truppe nelle montagne afghane spianate dalle bombe anglo-statunitensi.
Ci è stato più facile denunciarle fino a quando non dovevamo mediare con trecento posizioni distinte che pure producono oggi ricchezza e complessità. Noi siamo sempre stati con le opposizioni alla guerra e con la Costituzione che la ripudia; ci piace questa ricchezza quando è reale, quando non nasconde i rituali dell’opportunismo.
Non siamo soli: altri semi hanno dato i loro frutti. Il popolo delle bandiere della pace si affaccia dai balconi di tutte le case; nel vicinato si produce società; anche le cittadinanze escluse proclamano la loro volontà di esporsi.
La costituzione materiale che ripudia la guerra ha trovato gambe con cui marciare nei luoghi della società civile.
E’ stato scritto il preambolo condiviso di una carta costituente delle nuove cittadinanze; è questa la costituente da integrare nei contenuti, da articolare nelle forme di lotta. E’ questa la base della futura Costituzione dell’Unione Europea.
Per rifiutare domani, come oggi e come ieri, le argomentazioni di chi vuole nascondere le vere ragioni delle guerre per il petrolio e per l’acqua, per il dominio politico ed economico della super potenza U.S.A.
Per scatenare contro i signori della guerra la creatività di chi coniuga il rifiuto delle bombe e della militarizzazione delle coscienze e delle forme di lotta con un progetto di costruzione dal basso di una società che sia portavoce dello spirito di Porto Alegre.
Per un’opposizione concreta e nonviolenta, che già ha fatto il suo esordio con il blocco dei trasporti della morte.
Per uno sciopero generale dei cittadini del pianeta, che la giornata globale contro la guerra dello scorso 15 febbraio ha dimostrato non solo essere necessario, ma anche e soprattutto possibile.


IL MONDO NON E’ IN VENDITA
BOICOTTA LE MULTINAZIONALI DEL PETROLIO
IMPEGANTE NELLA GUERRA
( ESSO, CHEVRON-TEXACO, BP – AMOCO)
STOP THE TRAIN
NO AL RAZZISMO ED AI CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA
SCIOPERO GENERALE DI CITTADINANZA
MERCOLEDI’ 12 MARZO 2003
MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA
SENZA SE E SENZA MA
CONCENTRAMENTO
IN PIAZZA DELL’UNITA’
ORE 20.00

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